The Claypool Lennon Delirium – The Monolith of Phobos

The Claypool Lennon Delirium

The Claypool Lennon Delirium - The Monolith of PhobosATO, 11 t.

A Les Claypool piace avventurarsi spesso in percorsi che esulano dal suo ruolo di comandante dei Primus, sia in solo che accompagnato da formazioni alternative. A Sean Lennon piace, anzi, è sempre stato più necessario che mai, visto il peso della propria eredità, affidarsi al meglio agli insegnamenti di coloro che hanno contribuito alla sua formazione, dalle ispirazioni alle collaborazioni nel tempo, il tutto cercando di mantenere un profilo, se non basso, perlomeno medio. Forti interessi in comune, evidentemente, tali da contribuire alla nascita del progetto in analisi, che esula dall’agire esclusivamente per conto dell’uno o dell’altro componente, come del resto era auspicabile. The Monolith of Phobos, prima fatica come The Claypool Lennon Delirium, potrebbe essere visto come un incrocio tra una favola, un incubo ed un viaggio, nel momento in cui a risuonare tanto è l’anima di ciascuno dei depositatori quanto, tra gli 11 brani presenti, composizioni ancor più personali del solito. Intenzione già chiara dalla titletrack, che in contrapposizione allo spirito della band madre presenta un Claypool dal basso soggetto a trame spiritate, quasi da allucinazione infantile, ben sottese dall’operato chitarristico di Lennon: un gioco onirico alla cui schiera si prestano anche il meltin’ pot piratesco ed incalzante di Ohmerica, la sinfonia ludica, ma talmente ludica da divenire sfrenata, frenetica, tipicamente rock’n’roll, di Captain Lariat, la ballata subacquea e wah-waheggiante Oxycontin Girl ed in particolare una Cricket and the Genie, nei suoi due movimenti, che lascia emergere una storia fatta di elettricità swing-vaudeville mista a forti tinte beat 60’s (The Delirium) come di ninne nanne dal sapore catacombale e fuzzeggiante (Oratorio di Cricket). Il tocco alla Primus tuttavia non è assente e se proprio per questo Mr. Wright è provvista di dinamismi che paiono mandare a nozze una vena cartooneggiante, da intrattenimento, con un’altra particolarmente pop, Breath of a Salesman introduce un funk cadenzato ed alieno, ed a sua volta per Lennon, il cui etereo excursus psych-blues che prende a piene mani da ispirazioni britanniche e teutoniche di Boomerang Baby, mentre Bubbles Burst si lascia da parte le seconde preferendo una pura ipnosi da Beatles e Brian Wilson messi assieme, in una cornice la cui ciliegina sulla torta è rappresentata dalla malinconia nervosa, rumorosa eppur dilatata di There’s No Underwear in Space. Per essere un’altra delle tante follie sonore di Claypool, la condivisione con Lennon le dà quel quid in più tale da renderla ulteriormente unica, visto il felicissimo risultato: The Monolith of Phobos merita più di una possibilità e lascia sperare che tutto ciò, tra i due interessati, sia solo l’inizio.

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