WOW – Millanta tamanta

WOW

WOW - Millanta tamanta42, 9 t.

Una piccola rivoluzione può valere poco se non è mossa da una doverosa attenzione ai dettagli. Amore, a suo modo, come parto generato nella vastissima scena di Roma Est, aveva finito per rappresentare una situazione del genere, dove ad un mero bisogno di fossilizzarsi sul passato si è sostituita la voglia di trasferire certi sapori degli anni ’80 ad un presente in cui lo-fi e garage hanno ancora voce in capitolo. Per gli WOW tutto ciò evidentemente era solo l’inizio, visto dopo più di un anno il lavoro che si ha in mano: Millanta tamanta, seconda opera in studio, non è un mero aggiornamento di quanto esposto precedentemente, ma prosegue l’esperienza contrapponendo alla sempre ineccepibile performance vocale di China un’altra voce allora assente, quella del chitarrista Leo Non, e se la lezione delle grandi interpreti non viene di certo tralasciata, visto il fascino ed il mistero che avviluppano Il caldo, il sapore plumbeo e chiaroscuro del viaggio amoroso de Il mondo ed anche il mood interstellare al centro della dilatata title track, anche le origini garage non sono assenti ma risultano in costante crescita, come dimostrato dall’esplosivo scorrere della sezione ritmica di Ah ah ah ne e dalle distorsioni dai toni psichedelici ed il caleidoscopico accostamento tra chitarre ed archi al centro dell’aliena Bianche. Altrettanto affascinanti sono l’atipica Aria, il tempo delle pelli che viene man mano scandito a mò di orologio al suono di una dissonante serenata dal sapore blues, e i momenti in cui a mettere la mano alla penna sono il collega Calcutta (la malinconica Arriva arriva, dove lo spirito retrò viene sacrificato a favore di un suono maggiormente attuale, non esente dallo spirito francese) ed un batterista come Cheb Samir (l’intenso excursus da chansonnier di Le pointeur de fleury). Ma lo zenith è situato in Le mie manie, pullulante di sensazioni dreamy miste a richiami progressive ed accompagnata da un oboe andante che paradossalmente la contrassegna come la loro Cuore matto, pur spogliata dagli istinti rock’n’roll di Little Tony. Un attimo, e non solo quello, più che necessario per confermare gli WOW come una promessa ben mantenuta lontana da pigre derive, e Millanta tamanta come un disco godibilissimo.

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