Niccolò Fabi – Una somma di piccole cose

Niccolò Fabi - Una somma di piccole coseUniversal, 9 t.

La ricerca dell’introspezione. La crescita. Il progressivo abbandono di una mera leggerezza che, comunque vada, non ha mai ricoperto il ruolo di spina al proprio fianco. Considerata l’evoluzione della cosiddetta scuola romana di memoria ’90 e considerato anche il saliscendi operato nel mentre, qualitativamente parlando, dai colleghi ed amici Daniele Silvestri e Max Gazzè, con l’eccezione della riunione e del conseguente esperimento de Il padrone della festa, va detto che Niccolò Fabi ha sempre cercato di sviluppare una ricerca di sé mettendoci maggiore tatto, come dimostrato sette anni fa da quel Solo un uomo che ha consolidato una definitiva svolta alla quale è poi seguito Ecco. Una somma di piccole cose, a poco tempo di distanza dal succitato lavoro collettivo, può essere considerato il terzo capitolo di una fase dove la tanto agnognata introspezione raggiunge il suo zenith, nella consapevolezza di come un artista quasi vicino ai 50 possa indubbiamente affiancare al proprio background artistico tanto un Damien Rice quanto il Bruce Springsteen maggiormente ispirato ed intimo, più quello di Nebraska che di The Ghost of Tom Joad. Fonti di ispirazione che non spersonalizzano affatto le nove canzoni presenti, ma rafforzano lo stile adoperato da un artista che, in una sottile linea tra pop e sonorità d’autore, canta di un panorama nel quale convivono solarità (title track, l’andamento pianistico de Una mano sugli occhi) ed un’apparente rassegnazione sbattuta per le proprie strade, basate su un ambito in primis sociologico (il brano di lancio Ha perso la città) che trova poi definitivo sbocco in un breve fanalino di coda (Vince chi molla), lascia convivere leggerezza, caratterizzata dal connubio tra piano e chitarra, e chiose eteree, come dimostrato tanto da Facciamo finta quanto dalle note de Le chiavi di casa, il cui evidente sviluppo è denotato da una marcia in continuo crescendo che forse funge da unico momento realmente “tirato” del lotto, oltre che possibile zenith del lotto assieme al coacervo tastieristico ed acustico su cui si staglia Non vale più, mentre invece risultano prettamente folk Filosofia agricola ed un sincero ricordo degli amici Hellosocrate nell’intensa rivisitazione de Le cose non si mettono bene. Non vi è scontatezza in quanto operato in circa sei anni da Fabi, quanto al contrario un impegno svolto con umiltà e che ancora una volta si traduce in un disco dove musica e parole convivono con un senso logico. Canzoni che prendono, conquistano, comprovano come Una somma di piccole cose sia un lavoro degnissimo di considerazione.

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