The Zen Circus – La terza guerra mondiale

The Zen Circus - La terza guerra mondialeLa Tempesta, 10 t.

L’aria che tira non è delle migliori, ora più che mai, ed è tale da rendere i tempi ancor più adatti per la scrittura di certe canzoni, se non dei relativi album, che da “Andate tutti affanculo” hanno seguito un ciclo quasi regolare, sempre favorito da una manciata di brani trascinanti e di spicco in un risultato generale di livello. Vi è, casualmente, all’apparenza l’intenzione di risultare un po’ più leggeri, di prendersela comoda dinanzi alla flessione sociale e non. Forse rispetto ad allora ci si sente meno invogliati nel mandare “Affanculo”? Possibile, ma solo per poco. Gli Zen Circus sono quello che sono, o li si apprezza o ne si rifugge, e nel rock proposto sin dai primordi hanno trovato uno sbocco rivelatosi proliferante. La terza guerra mondiale si presenta così come il nuovo capitolo di un percorso che sembra presagire come ulteriore obiettivo, già tentato dal solo Andrea Appino, quello legato ad un possibile equilibrio con un’accessibilità rivolta ai novellini. Sembra un controsenso, ma è tale da risultare funzionante, visto come viene smembrata l’ottica pop della title track, dove lo spirito beffardo di sempre si riversa in un inno prossimo a giungere in festa, e similmente si potrebbe dire per l’incalzante lavoro alla sezione ritmica di una San Salvario che sembra continuare, in un’ottica maggiormente sociale, quel discorso partito con L’inganno più di dieci anni fa ed un singolo apripista come Ilenia che non bada a spese e si posiziona in antitesi all’incessante ed istantanea parentesi di Terrorista. Non mancano occasionali contaminazioni presenti in Non voglio ballare, dal tocco più springsteeniano che westerniano, se non a cavallo tra folk ed espedienti southern, ed in una Niente di spirituale è infestata da sapori 60’s e 70’s decisamente gustosi. Ma l’apice è nei brani risultanti, in primis L’anima non conta, la ballata per eccellenza situata tra i tanti momenti più rilassati capitati nel tempo alla band, le pulsioni passate che, non dissipandosi del tutto, trovano sfogo nella tirata Pisa merda, sbertucciamento di luoghi comuni ed odi et amo regionali con tanto di robotica e collettiva chiosa, e nel furente, burlesco, ironicamente pop-ular sfottò all’involuzione 2.0 di elettori e fruitori medi alla “Dio, patria, famiglia” di Zingara (Il cattivista), fino all’elettricità che pervade le conclusioni di Andrà tutto bene portando ad una continuazione eterea, dilatata, trainata da un sommesso invito al sonno. Il quadro di La terza guerra mondiale è più che evidente: il Circo è di nuovo in città, non sarà agghindato da innovazioni particolari, ma la sua accezione, nell’essere forse ancor più matura del solito, non è affatto sgradita e il risultato è un altro lavoro assai valido, più che consono per la prevenzione di qualsivoglia guerra.

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