Marta sui Tubi – Lostileostile

Marta sui Tubi - LostileostileAntenna, 13 t.

Da una parte il destino è cieco, dall’altra al contempo è evidentissima la constatazione del fatto che rimanere stagnanti puzzi di stantio, nel momento in cui la propria maturazione non si è rivelata una chimera dopo cinque dischi in studio, con l’ingresso di tre elementi e il conseguente guadagno in corposità. per i Marta sui Tubi Lostileostile sembra beffardamente sfidare ogni casualità, di quelle tipiche di quando due di quegli elementi, nella fattispecie Paolo Pischedda e Mattia Boschi, tastiere e violoncello, improvvisamente vengono sopraffatti da felici eventi, ma senza scoraggiamento alcuno: il sesto disco in studio del trio rimette in gioco degli uomini che dopo essersi adagiati sugli allori, complice la parentesi sanremese, con un Cinque, la luna e le spine che nell’aver osato si è rilevato comunque più che passabile, hanno delle intenzioni molto chiare, a partire già da quell’Amico pazzo che non è affatto ineccepibile e gioca semmai un po’ il ruolo del divertissement, ma come singolo di lancio è indubbiamente migliore di quella Dispari su cui si era puntato, complice Sanremo, con il lavoro precedente, anche grazie ad un accattivante uso dei synth, ormai fattisi appannaggio del solo Giovanni Gulino, sempre più padrone della propria versatile voce.

Di carne al fuoco ce n’è assai ed è tale da partorire melodie pop in continuo movimento, dalle venature fresche ed estive per Con un sì e dalle ritmiche in 5/4 sconnesse e rilassate per +D1H (Più di un’ora), possibili mantra danzerecci dalle tinte rock apparentemente ordinarie, quelli di Un amore bonsai, ballate soffuse come Niente in cambio a cui si succedono malinconia e spensieratezza, L’impossibile, sotto forma di mormorii, i ricollegamenti agli albori di Da dannato che fungono da sbornia sbilenca del buongiorno in cui le performances chitarristiche di Carmelo Pipitone fanno la parte del leone, ma risultano a loro volta maggiormente marcate nel caleidoscopico impulso punk di La calligrafia di Pietro. Ma soprattutto zenith situati negli arpeggi dai richiami wave de Il delta del poi, sedimentati in un’atmosfera sempre più tirata, nel soave excursus dai richiami 80’s, pregno di trip hop e funk, al centro di Un pizzico di te, nel duetto di Spina lenta che rispolvera un’inaspettata Gigliola Cinquetti nel ruolo di spalla aggiuntiva, nella cronaca di viaggio tra le righe di una furente e fuzzeggiante Rock + Roipnoll e nel cupo, pesto, breve incedere downbeat di Qualche kilo da buttare giù. Aspettative non deluse, anzi, sbalorditive, quelle di Lostileostile, che forse ha il difetto di non essere sempre adeguatamente messo a fuoco e di risultare occasionalmente prossimo a scricchiolii di vario genere, ma è un deciso passo in avanti che denota le sempre crescenti peculiarità della band di Marsala.

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