Luca Di Maio – Letiana

Luca Di Maio - LetianaAutoproduzione, 9 t.

Con gli Insula Dulcamara l’intento era più che evidente: la ricerca, la necessità di raggiungere molto con poco. La fine di una simile esperienza tuttavia non è da accogliere con freddezza. Sarà per la presenza di Marco Parente, la cui mano non passa inosservata, ma Luca Di Maio, ricominciando da Letiana, già sa come riponderare le sue scelte, impadronendosi della voce degli sconfitti e passando dal battere e levare sia di un blues accennato nel rock etereo e dilatato, se non con un accenno di psichedelia, di Migrare e poi marcato in Impalcature che dell’ipnotica ed ectoplasmatica venatura folk della title track a murder ballads electro-battenti, distorte e polverose quali Sabbia e misticismi cari anche a certi Beatles, nel passaggio tra La bestia dalle gote rosse e le note di Kildevil, per giunta assumendo un tono maggiormente europeo nel confine tra La normalità, intrisa di malinconia franco-spagnola e memorie carboniane, e una ninna nanna talmente brasileira da giungere in festa come Canzone per il mio piccolo cuoro, contrariamente alle trame di Buonanotte Irene. Con musicisti di rilievo includenti, oltre a Parente, Alessandro “Asso” Stefana, Letiana si rivela un esordio da scandagliare più e più volte.

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