Archivi per la categoria ‘Interviste’
Sono italiani, precisamente di Agropoli (Salerno), ma ad un attento esame di quella che è la loro musica sembrerebbe di no. Un gruppo italiano che canta in inglese, e la cui verve pare proprio quella di un progetto anglosassone. Enzo Moretto, Ilaria D’Angelis, Raffaele Benevento e Andrea Perillo (quest’ultimo subentrato da un po’ di anni al posto di Fabrizio Verta) ne hanno masticata di musica, senza ombra di dubbio, per essere il nucleo degli …A Toys Orchestra. Entrati in scena nel 2001 con il misconosciuto “Job”, hanno raggiunto una certa fama solo nel 2004, con “Cuckoo Boohoo” (in particolare con Peter Pan Syndrome, con tanto di premiazione del video, realizzato da Fabio Luongo), prodotto dalla Urtovox, e nel 2007, con “Technicolor Dreams”. Adesso è il turno di “Midnight Talks“, un disco, come da titolo, avente come filo conduttore la notte, e anch’esso uscito sotto la Urtovox. Un altro colpo andato a segno, nel loro caso, in un 2010 che ci sta regalando tante sorprese. Enzo Moretto per noi. Leggi il resto di questo articolo »
- Partiamo dall’inizio. Come, quando e perché si formano gli Stake-off the Witch?
- Gli/Le Stake-off the Witch, con l’attuale formazione, stanno insieme dal 2005… Prima esisteva la band chiamata Stake-off the Witch ed era composta da Stefania e Caterina più altri due ragazzi, ma il genere era completamente diverso. Nel 2005, con l’entrata di Fabio e Luca, i quattro iniziano a seguire la strada dello stoner/rock… Registrano i primi due EP ed il primo full length, fino ad arrivare a “Medusa” ed ai giorni nostri! Leggi il resto di questo articolo »
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Intervista senza filtri all’esordiente cantautrice indie-folk Simona Gretchen: ovvero come trascorrere una piacevole oretta su Msn a parlare di “Gretchen pensa troppo forte”, di costole rotte, di orgoglio femmicinico, crisi d’identità e molto altro. Leggi il resto di questo articolo »
Intervista ad Alessandro Raina, voce e parole degli Amor Fou.
- Già dall’EP che ha preceduto quest’album, “Filemone e Bauci”, si avvertiva una forte vena cinematografica nella vostra musica, senza contare, poi, che i vostri due album sono delle vere e proprie storie. Come v’immaginereste un film o un cortometraggio diretto da voi?
- I registi che amiamo sono talmente tanti che ci viene difficile immaginarci dietro la macchina da presa. Abbiamo sempre lavorato a contatto con registi di talento, Pippo Mezzapesa, grande promessa del cinema italiano, diresse il nostro primo video e Paolo Santagostino, un regista esposto anche al British Museum, ha curato i visual del vecchio tour e il video di Dolmen. Quando scriviamo le canzoni le immaginiamo associate a scene di film a cui siamo molto legati. Più che girare ci piacerebbe scrivere colonne sonore. Leggi il resto di questo articolo »
number of view: 376Intervista a Thomas Hand Chaste, mente (insieme a Steve Sylvester) del progetto Sancta Sanctorum. Leggi il resto di questo articolo »
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Direttamente da Skype: Marco “C’est Disco” Gargiulo intervista Michele Epifani, mente degli Areknames. Leggi il resto di questo articolo »
Negli anni mi sono fermamente convinta che ci sono i momenti giusti in cui ascoltare la musica giusta. La convinzione si è rafforzata quando mi sono “scontrata” con l’energia degli Jolaurlo in un periodo in cui l’energia mi mancava e devo ammetterlo mai momento è risultato essere più giusto. Il panorama musicale italiano tende notoriamente a mantenere celate tra le sue pieghe molti artisti che sgomitano per farsi spazio tra soggetti super pompati mediaticamente parlando ma dal dubbio valore musicale. Nel vivaio del sud Italia ci sono anche gli Jolaurlo, una band di origine pugliese, ora residente a Bologna, che dopo “d’Istanti” e “In mediatamente” sta per terminare la registrazione del terzo disco in uscita in autunno 2010. Se la loro verve è rimasta invariata dal 2000 a oggi la line-up ha invece subito diversi cambiamenti nel tempo tendendo sempre più verso un suono elettronico: Marzia Stano come leader che più carismatica non c’è, il riccio rosso di Gianni Masci, la rockeggiante Rossella ‘Poppy’ Pellegrini tra chitarra e basso (scoprirete perché questa incertezza), Maurice Noah al synth e campionatore perché ci piace il mix pacifico di “meccanica e natura” e Salvatore Nobile tra piatti e tamburi.
Per quest’intervista ho messo da parte il mio animo da “fan”, ma neanche poi tanto, visto che mi sono tolta non poche curiosità che scoprirete durante l’intervista a Marzia che ringrazio per la disponibilità e gentilezza. Leggi il resto di questo articolo »
Intervista a Mirko Zonca (voce e basso) e Joseph Solci (batteria) dei Witche’s Brew.
- Come e quando è incominciata quest’avventura?
- Mirko: Mmm…potrei risponderti “da sempre”…in realtà il progetto Witche’s Brew, viveva nell’inconscio di ognuno di noi sin dalla notte dei tempi. Sia io che il buon Mirko Bosco ci dimenavamo sui palchi già nei lontani anni ’80. Siamo partiti entrambi militando in Hardcore bands, io nei M.A.B. e lui nei DISPER-AZIONE. E, sempre rispettivamente, abbiamo concretizzato in seguito numerose esperienze sempre più lontane e sempre più ammiccanti nei confronti dei “grandi classici”. Abbiamo avuto, per certi versi, un passato parallelo e identico. Il nostro incontro, arrivato per caso, è stato proverbiale… feeling e intesa fuori dal comune. Entrambi stavamo cercando gli elementi giusti per non gettare la spugna definitivamente, dopo tanti incontri sbagliati. Ci siamo messi subito al lavoro rielaborando idee che già avevamo affrontato precedentemente con altre formazioni, con altri musicisti… Ed è stato un buon punto di partenza per poi ottenere quello che, in realtà, avevamo in testa da sempre. Dopo un anno di attività è arrivato Joseph a portare una buona impronta di Rock’n’roll e il cerchio si è definitivamente chiuso…
Joseph: Come ho già detto a qualcun altro, ho solo dato una lucidata a qualcosa che già c’era… Leggi il resto di questo articolo »
- “Attento a me stesso” è il tuo primo lavoro da solista. Era da tanto tempo che sentivi il bisogno di fare un disco al di fuori del progetto Mariposa?
- Si, forse 4/5 anni. Credo. Ma la cosa non mi metteva ansia. Il disco ha deciso quando uscire. Credo.
- Perchè uscire sotto l’Urtovox e non sotto la Trovarobato?
- Desideravo che il mio disco si distaccasse dalla produzione mariposiana, prendesse un suo corso il più possibile indipendente e temevo che uscire per Trovarobato (etichetta che apprezzo tantissimo, tra le più attive e interessanti d’Italia) avrebbe un po’ confuso le acque evidenziando l’aspetto legato alla continuità. Poi mi piace conoscere e confrontarmi con persone nuove. Urtovox sta lavorando molto bene, c’è fiducia reciproca e sta nascendo un bel sodalizio.
- Nella recensione del tuo album, pubblicata non molti giorni fa, ci sono dei richiami a “Alice nel paese delle meraviglie”, all’”Atlante” di Vigo, e al “Mago di Oz”. Sono dei collegamenti per certi versi voluti, visto e considerato il tuo lavoro, da te definito come un’esposizione pittorica?
- No, non sono voluti. In realtà, esclusa l’impalpabilità de “L’Atalante” che forse pervade ogni mia composizione, non sono nemmeno involontari. Se ci fossero sarebbero involuti. Credo che questo disco non dia molto spazio alla fantasia. Alice va a mangiare tutte le sere al cinese in piazza Dalmazia? Il mago di Oz è forse il Pacciani? Leggi il resto di questo articolo »
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Intervista a Neige, mente del progetto Alcest.
- Versione italiana -
- Tre anni separano l’uscita di “Écailles de Lune” da quella del precedente “Souvenirs d’un autre monde”. Che cosa ha fatto Alcest in questo periodo?
- Durante questo tempo ho lavorato sull’album degli Amosoeurs e composto/registrato “Ecailles de Lune”, sono stato piuttosto attivo.
- “Écailles de Lune” rappresenta, se non un taglio netto, un notevole cambiamento. È un disco affascinante, melodico e articolato. Alcune cose rispetto all’esordio sono state eclissate, vedi ad esempio i momenti acustici, tutto è più diretto. C’è un ritorno, parziale, alle tue origini, al black metal. Come sei arrivato a questo risultato?
- Non c’è mai stata nessuna parte acustica su “Souvenirs…”, le parti pulite venivano registrate direttamente dalla chitarra folk (?) all’attrezzatura. “Ecailles de Lune” ha più parti pulite del suo predecessore. Non sono ritornato ad elementi black metal in maniera cosciente, la musica sul nuovo album è differente perchè anche il concetto è cambiato un po’ rispetto a quello di “Souvenirs…”.
- Possiamo dire che questo cambiamento abbia influenzato anche il tuo modo di scrivere i testi?
- Sul nuovo album ho avuto un approccio più progressive e complesso, un po’ come è stato per l’EP “Le secret”. Le canzoni raccontano una storia. Leggi il resto di questo articolo »
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Con quest’intervista viene inaugurata la rubrica “Amarcord“, che si occuperà di ricercare e intervistare solisti e gruppi, del panorama italiano, finiti nel dimenticatoio. Troverete persone che hanno totalmente abbandonato la carriera musicale o altre che continuano a seguirla lontano dai riflettori dello show business. Storie, aneddoti e curiosità varie. Un modo per ricordare i vecchi tempi. Iniziamo con Francesca Chiara, in passato apprezzata cantautrice ora leader del gruppo The LoveCrave.
- Il tuo nome ai più risulterà anonimo, mentre qualcuno lo assocerà alla tua nuova creatura ovvero i The LoveCrave. Potresti presentarti ai nostri lettori?
- Ciao, certo, mi chiamo Francesca e attualmente faccio parte dei LoveCrave, una rock band nata nel 2005 che, in modo un po’ inaspettato, è riuscita in breve tempo a farsi strada in Europa grazie ad un primo album “The Angel And The Rain” che è molto piaciuto all’estero. Oggi è nei negozi il nostro secondo album, Soul Saliva, e abbiamo appena firmato anche per l’America e il Canada per cui contiamo di fare un altro piccolo passo in avanti con questo nuovo lavoro.
- Artisticamente parlando, come e quando è nata Francesca Chiara?
- Bè direi che tutto è cominciato quando a scuola una compagna mi ha prestato il suo walkman e ho sentito il rock per la prima volta. Avevo 13 anni ed è stata una folgorazione, ho cominciato ad ascoltare tanta musica e ho subito sentito l’esigenza di scrivere melodie e testi. Leggi il resto di questo articolo »
- Lili Refrain, ovvero un’anima solitaria che suona e canta. Ma chi è davvero e perché suona?
- Chi è davvero Lili Refrain? Che domandone! E’ senza dubbio una ragazza, è una performer e principalmente una musicista. Dal 2006 si dedica all’esplorazione delle possibilità contrappuntistiche ed emotive della sovrapposizione sonora e, dopo vari esperimenti, crea un progetto solista e due album. Suona principalmente una chitarra elettrica che stratifica in tempo reale utilizzando una loop station e si lascia spesso andare a vocalizzi di vario genere. E’ autodidatta e se ne vanta parecchio! Suona perché non riesce a farne a meno, tra tutte le possibilità espressive il suonare è ciò che le permette di immergersi con tutta l’anima nelle melme oscure del suo inconscio per poi ogni volta rivivere il miracolo della catarsi e della redenzione!
- La tua musica sfugge alle banali classificazioni. Potrei definirla metal ma non è metal, potrei definirla ambient ma non è ambient, potei definirla con altri termini, ma non riuscirei a trovare, musicalmente, quello giusto. E se la definissimo “spirituale”?
- La mia musica proviene da ambiti dove non esiste un solo sentiero o un solo tipo di emozione, di conseguenza non si limita ad un genere specifico ma prende in prestito di volta in volta tutte le possibili sfumature che in quel momento possono tradurre in modo migliore i miei sentimenti. In questo senso, è senza dubbio molto “spirituale”. A me piace definirla “SHIPPINGHEAD”. E’ un termine che proviene dal siciliano “scippatesta”, appellativo ironicamente attribuito agli effetti che procura l’ossessiva coazione a ripetere. Ciò che ricorre in tutti i miei brani è la circolarità e la ridondanza ostinata di frasi sonore sovrapposte tra loro. L’essenza dello Shippinghead è molto simile a quella di un mantra: utilizzare la ripetizione per far naufragare la mente in favore dell’emotività, riuscire a “stordire” la rigidità imposta dalla cerebralità, chiamando in causa tutte le vibrazioni dell’inconscio. Leggi il resto di questo articolo »
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