Archivi per la categoria ‘LiveReport’

La prima volta che ho sentito il nome di questo gruppo ho pensato alla mia terribile professoressa di educazione tecnica delle medie, perché non diceva mai termosifone, bensì calorifero. A dir la verità, diceva “calovifevo” ma vabbè, tralasciamo.
Con la sua immagine in testa mi dirigo verso un paesino in provincia di Rovigo e mi ritrovo in un ritaglio di verde impestato di zanzare, con le classiche bancarelle degli indiani e il chiosco della birra. Perfect. Leggi il resto di questo articolo »

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Al porto di Genova va in scena la musica. E che musica! Il molo dei Magazzini del Cotone, al tramonto, incornicia, tra le luci delle navi, i riflessi dell’acqua e l’immancabile lanterna, il palco dove presto si esibirà una delle leggende della chitarra, Gary Moore. Le definizioni per l’artista irlandese, ormai non più giovanissimo, si sprecano; la sua carriera di musicista comincia presto, da ragazzino, e non basterebbe questa pagina per farne solo una sintesi. Ma non è questo che Gary porta sul palcoscenico genovese, perché al pubblico, non oceanico ma caloroso ed entusiasta, offre la sua musica, la sua chitarra, la sua energia, che difficilmente le parole possono descrivere. Leggi il resto di questo articolo »

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Rovigo non è mai stata una città celebre per i concerti. A pensarci bene, nemmeno per altro, o comunque niente di bello. Invece (deo gratias) qualcosa  si sta muovendo e in questa estate non convenzionale in termini climatici, il numero dei live sta incredibilmente aumentando, perlopiù di artisti emergenti. E questa è cosa buona e giusta. Leggi il resto di questo articolo »

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Nella splendida cornice del Castello di Este, in provincia di Padova, i Tre Allegri Ragazzi Morti portano sul palco l’incredibile spettacolo della vida e l’incredibile spettacolo della muerte. Leggi il resto di questo articolo »

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La terza edizione della “Classic Rocknacht scalda la già torrida estate tedesca, sotto il palco del Tanzbrunnen di Colonia. Peccato che l´evento, nonostante la stagione baciata dal sole, anziché nella bella cornice del parco sul Reno, sia stata ristretta al teatro indoor, ma alla delusione di alcuni spettatori lascia ben poco spazio la musica, che trascina il pubblico, un pezzo dopo l´altro, una band dopo l´altra, sempre più divertito, sempre più partecipe, sempre più sudato. Leggi il resto di questo articolo »

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Il “Mi Ami Festival” è da qualche anno vera istituzione per lo scenario indipendente italiano, una sorta di best of di tutta la stagione. Una rassegna che rimane ancora inarrivabile per il richiamo di pubblico, la quantità e qualità delle band presenti in cartellone. Leggi il resto di questo articolo »

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Un tir in una cristalleria!
Ecco come definirei l’impatto sonoro del trio di San Francisco ieri sera di scena ai Magazzini Generali di Milano.
Sono in gran forma (in particolare Robert) e lo si capisce all’istante. Sfoderano subito due brani dal nuovo “Beat The Devil’s Tatoo” iniziando a martellare sui propri strumenti.
Poi scorrendo la scaletta c’è spazio anche per i pezzi più fortunati dei lavori passati, tra cui spiccano Weapon Of Choice, “Spread Your Love e Whatever Happened to My Rock ‘n’ Roll (Punk Song).
I brani sono spesso rivisitati rispetto alle versioni in studio, così la band può dare sfogo alla propria passione per la psichedelia e il noise con inframmezzi e code lunghissime.
Non mancano nemmeno due momenti più rarefatti e intimi: prima Robert si esibisce da solo in acustico e poi ancora protagonista al piano ma con tutta la band a supporto. Leggi il resto di questo articolo »

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Litfiba, una storia difficile da raccontare. Una storia che ha segnato il DNA della musica italiana. Gli esordi, la new-wave italica degli anni ’80 (con i nostri professati come alfieri del genere), la svolta rock, le sperimentazioni, gli addii, gli arrivederci, i lunghi silenzi e i ritorni.

Riassunto delle puntate precedenti: nel 1999 Piero lascia i Litfiba, seguirà una carriera solista che produrrà cinque album (uno su tutti, l’ottimo “In faccia” del 2005). I Litfiba continuano per la loro strada, prima col carismatico Gianluigi “Cabo” Cavallo poi con Filippo Margheri. Con quest’ultimo due date nel 2009 (una ad Aosta e una a Modena), un EP chiamato “Five On Line” (il fantomatico free – download di questo lavoro, che non è ancora avvenuto, è diventato oggetto di una simpatica parodia, da parte di alcuni fan, su YouTube) e tante speranze. Sì, tutti credevano che sarebbe stato lui la nuova voce dei Litfiba. Già speravamo in un nuovo lavoro discografico, magari in un tour invernale ma la cattiva notizia era dietro l’angolo: sito in stand-by, canale YouTube chiuso, niente più notizie. Poi, una lettera di Alberto Pirelli in cui annuncia la fine della quarta fase dei Litfiba. Ma tra i fan inizia già a circolare una parola: “Reunion”. Abbiamo la conferma: a dicembre, sul sito ufficiale, capeggia una foto di Ghigo e Piero (o Piero e Ghigo, fate voi…) e le prime quattro date di un tour che riprenderà in estate. Leggi il resto di questo articolo »

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Dopo un mese abbondante dalla trasferta berlinese, eccomi a scrivere come è realmente andata. Mi è capitato di leggere una recensione che parlava di questi concerti dei Ministri in terra germanica, scritta con lo stesso trasporto che potrei avere prima della ceretta. Quindi è cosa buona e giusta che io dica la mia, visto che c’ero dentro con entrambi i piedi. Piccola premessa: questa è la versione di una fan. Parlerò poco di musica e tanto di tutto quello che noi fan abbiamo vissuto. Sarò prolissa, forse.
Ma iniziamo dal principio. Leggi il resto di questo articolo »

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Ore 21:30. Aula Studio della Facoltà di Giurisprudenza. Atmosfera tiepida. Pochi presenti attendono l’anteprima del “Linea d’ombra – Festival delle culture giovani“, ormai giunto alla sua XV edizione. Non più un evento ma una realtà, come affermano organizzatori e curatori del festival, il cui tema per il 2010 è l’identità. Dal 13 al 18 aprile si susseguiranno proiezioni di corti e lungometraggi di giovani film-makers emergenti, tra attività di workshop, shooting fotografici, eventi musicali (Sick Tamburo il 12 aprile e Afterhours il 13) e party di musica elettronica con gruppi di spicco del panorama electro-dance europeo. I Sick Tamburo aprono le danze intorno alle 23.30. Leggi il resto di questo articolo »

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Un Alcatraz piuttosto affollato aspetta questo live dal 13 novembre (data rinviata per problemi alla voce di Harry McVeigh) ma finalmente eccoci a vedere live una delle band più promettenti del 2009.

I White Lies sono esattamente come te li aspetteresti: con suono improntato sui bassi, chitarre e synth taglienti come lame e soprattutto una voce piena a profonda.

Partono subito con Farewell To The Fairground, singolo di grande successo, e sembrano subito belli carichi, compatti: si capisce che hanno voglia di fare una gran bella figura.

In scaletta si alternano i brani di “To Lose My Life…”, qualche composizione vecchia e un’ evitabilissima cover di Heaven dei Talking Heads.

Lo show non è niente male ma tutti i pezzi dal vivo peccano di una certa somiglianza tra loro e si rischia di perdere un po’ l’attenzione; invece il palco ha decisamente quel tocco in più grazie alle luci e ad uno scarno allestimento, che conferiscono un’aria asettica e fredda che ben si addice al clima creato dalla band col proprio sound.

A cedere nel finale è proprio la voce di McVeigh che, nonostante la breve esibizione (poco più di un’ora), pare molto affaticata.

Un live, questo, che ha messo in luce pregi e difetti di una band che dal vivo può migliorare ancora ed essere più coinvolgente così come lo è in studio: infatti chi è sul palco non riesce a trasmettere molto a chi è in sala (e viceversa). E se manca questo feeling, si perde la magia del concerto e, a parte i continui ringraziamenti e le scuse per lo slittamento dello scorso show, c’è poco altro da condividere con i ragazzi di Ealing.

Una nota positiva va ai Merci Miss Monroe in apertura che regalano mezz’ora di british rock/pop davvero godibile.

Daniele Bertozzi per Mag-Music

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Perfetto.

E la recensione potrebbe già finire qui…

Già, perché quando ti trovi a vivere un concerto del genere non hai più nulla da chiedere alla band sul palco.

Che genere di concerto?

Quelli “perfetti” appunto, dove la band spazza via e fa saltare anche le ultime fila: si diverte e ti fa divertire, ballare, applaudire, urlare per novanta minuti per poi sparire nel backstage e lasciarti stordito e disorientato in sala.

Ore 21.30 e i Kasabian entrano in scena sparando subito a mille Mothman (non certo il brano più conosciuto della band), poi via tra singoloni e pezzi dall’ultimo fortunatissimoWest Ryder Pauper Lunatic Asylum”.

Quando ti riversano addosso pura adrenalina acida da rave party oppure momenti più soffusi e delicati, sono impeccabili e veri: trasmettono qualcosa che si vive solo ai concerti delle grandi band e i Kasabian lo sono a tutti gli effetti (tralasciando tutti i commenti da N.M.E. sull’essere eredi degli Oasis e dei Primal Scream o roba simile; loro sono semplicemente i Kasabian e questo basta!)

È tutto semplicemente grandioso. Pizzorno guida la band alla grande come ti aspetteresti da un grande leader, Meighan è un animale da palco e il resto della band pesta da paura e va avanti come uno schiacciasassi.

Siamo già alla conclusiva L.S.F. e l’unica cosa che vorresti fare è essere all’Estragon per la data bolognese del giorno dopo.

La prova live è superata a grandi voti e non mi capacito di come in Italia non riescano davvero a sfondare alla grande, ma poco importa.

Immensi.

Daniele Bertozzi per Mag-Music

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