Articoli marcati con tag ‘2010’

Negli anni mi sono fermamente convinta che ci sono i momenti giusti in cui ascoltare la musica giusta. La convinzione si è rafforzata quando mi sono “scontrata” con l’energia degli Jolaurlo in un periodo in cui l’energia mi mancava e devo ammetterlo mai momento è risultato essere più giusto. Il panorama musicale italiano tende notoriamente a mantenere celate tra le sue pieghe molti artisti che sgomitano per farsi spazio tra soggetti super pompati mediaticamente parlando ma dal dubbio valore musicale. Nel vivaio del sud Italia ci sono anche gli Jolaurlo, una band di origine pugliese, ora residente a Bologna, che dopo “d’Istanti” e “In mediatamente” sta per terminare la registrazione del terzo disco in uscita in autunno 2010. Se la loro verve è rimasta invariata dal 2000 a oggi la line-up ha invece subito diversi cambiamenti nel tempo tendendo sempre più verso un suono elettronico: Marzia Stano come leader che più carismatica non c’è, il riccio rosso di Gianni Masci, la rockeggiante Rossella ‘Poppy’ Pellegrini tra chitarra e basso (scoprirete perché questa incertezza), Maurice Noah al synth e campionatore perché ci piace il mix pacifico di “meccanica e natura” e Salvatore Nobile tra piatti e tamburi.
Per quest’intervista ho messo da parte il mio animo da “fan”, ma neanche poi tanto, visto che mi sono tolta non poche curiosità che scoprirete durante l’intervista a Marzia che ringrazio per la disponibilità e gentilezza. Leggi il resto di questo articolo »

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6691_1206314236014_1173413611_642406_170181_nSerata strana: il pc muore, internet muore. Accendo la televisione e c’è il Festival di Sanremo. Non lo guardo da quando vinse Marco Masini con L’uomo volante. Guardo Sanremo e gioisco leggendo, su Facebook (si, internet è tornata) i commenti di Umberto Palazzo (leader dei Santo Niente e apprezzato DJ) dopo ogni esibizioni.

Il festival di Sanremo (la prima serata) secondo Umberto Palazzo:

Irene Grandi: Le canzoni di oggi sono talmente scadenti che questo generico sottoprodotto di un Riccardo Fogli degli anni 80 sembrerà bellissimo e vincerà il premio della critica. Di Bianconi-Baustelle.

Valerio Scanu: Tremenda canzoncina pseudo-tutto cantata pure malissimo. Però è un bel bambolotto e serve a quello. Vedo una blefaroplastica nel suo futuro.

Toto Cutugno: un Cutugno talmente sottotono e patetico che non vale neanche la pena d’infierire. Una nota di merito al maestro Giardina che si serve da quest’anno dalla stilista dei Good Charlotte. Leggi il resto di questo articolo »

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Il Plasharp ospita uno degli eventi live del 2010 e offre un notevole colpo d’occhio, soprattutto nel parterre stipato oltre ogni logica, mentre sulle gradinate si sta piuttosto comodi e non sembra proprio sia sold-out come risulta da settimane su TicketOne!

A scaldare il pubblico ci sono i Mistery Jets, autori di una prestazione molle e confusa che lascia in mente poco e niente, se non una stretta parentela con i The Coral, anche se stasera il ruolo di opening è molto difficile.

Ore 21.40…e cala il sipario!
Sì, è proprio il caso di dirlo perché questa volta la band ci regala un impatto scenico davvero in grande stile.
S’inizia subito con Dance Little Liar (dall’ultimo disco) e si passa senza interruzione a Brianstorm, e già dopo due pezzi la band ha steso tutta la platea.
Sono carichi, precisi, non sbagliano un colpo e la cosa che più mi piace è come i pezzi siano stati rivisti in chiave live. Tante le variazioni rispetto alle versioni in studio, tutte peraltro azzeccatissime. Poi quello che davvero non ci si aspetterebbe da loro sono i ponti strumentali tra un pezzo e l’altro che virano decisamente verso ambientazioni noise.
Avendo rapito tutto il pubblico in pochi minuti, non c’è altro da fare che sparare sulla folla una scaletta che farebbe invidia a un sacco di altre band, pescando sapientemente da tutti e tre i lavori.
Così si passa dalle accelerazioni di The View From Afternoon e I Bet You Look Good On The Dancefloor ai momenti più ampi e rilassati tratti da Humbug. Leggi il resto di questo articolo »

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Questa sera l’appuntamento per tutti gli appassionati di musica inglese è davvero immancabile.

Come perdersi uno dei capostipiti della musica made in UK?

Infatti, i Magazzini Generali sono più gremiti di quanto potessi immaginare, c’è grande attesa per il ritorno del “King Monkey”.

Vent’anni di carriera tra i mitici Stone Roses e sei album da solista che spaziano dal brit-pop all’elettronica, sfiorando hip-hop e trip-hop. L’ultimo album intitolato “My Way” piace a tutti, critica e fans e non c’è niente di meglio che celebrarlo in sede live.

Ma tutto svanisce quando le luci in sala si spengono e si accendono quelle sul palco.

Non è serata! Si capisce subito dall’iniziale Crowing Of Thr Poor: la voce del nostro eroe è fuori tempo, fuori forma e scorrendo la set list dei pezzi, la situazione peggiora soltanto. Il momento peggiore è Fools Gold, dal repertorio Stone Roses, confusa e moscia che sembra non finire mai.

La delusione è piuttosto palpabile in sala e anche sul palco la cosa è percepita e non aiuta nessuno.

La platea è pure ben disposta e gli applausi non mancano, non c’è però un vero e proprio coinvolgimento tanto che in alcuni momenti Ian smette persino di muoversi e porta a termine ottanta minuti di uno show piatto che lascia l’amaro in bocca. Leggi il resto di questo articolo »

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La fabbrica della paura è ritornata dopo quattro anni di silenzio, ma in un’incarnazione che ci lascia davvero sconvolti. Già da qualche tempo si vociferava di una possibile reunion con il chitarrista storico della band, Dino Cazares, che fu cacciato dalla band nel 2002. Dopo due album, e un curioso cambiamento della formazione (il bassista passa alla chitarra mentre assoldano Byron Stroud al basso, ex Strapping Young Lad), la band ora annuncia la riconciliazione con Cazares. Solo che è avvenuto anche un altro cambiamento all’interno del gruppo che ci lascia del tutto sconvolti. Fuori i membri storici Christian Olde Wolbers e Raymond Herrera e dentro Byron Stroud, Dino Cazares, e nientedimeno che Gene Hoglan alla batteria, mentre alla voce rimane sempre lo storico Burton C. Bell.

Ci si è trovati in una situazione di stallo, dato che era un due contro due tra i membri detentori del nome della band. Ora non è ben noto come sono i rapporti tra i vari membri del gruppo, quello che è noto è che ora i Fear Factory hanno registrato un album e sono in giro per concerti.

L’album s’intitolerà “Mechanize” e vedrà la luce il 9 febbraio 2010, cinque anni dopo dalla loro ultima release, “Transgression”. Disco che è stato anticipato dal singolo Powershifter che inizia a darci un’idea, tutto sommato positiva, di questo nuovo album. Aspetteremo la data di uscita per un giudizio definitivo.

E’ sicuramente una formazione micidiale quella nuova dati i nomi in ballo. Infatti, in qualche video di live recenti, si può costatare la potenza ritmica di questa band che è sempre impeccabile. Nota negativa è che hanno deciso di escludere totalmente canzoni da “Archetype” e “Transgression”, in altre parole i due senza Cazares. Un vero peccato dato che “Archetype” rappresentava, sicuramente, il miglior lavoro della band dal 2000.

Tracklist:

  1. Mechanize
  2. Industrial Discipline
  3. Fear Campaign
  4. Powershifter
  5. Christploitation
  6. Oxidizer
  7. Controlled Demolition
  8. Designing The Enemy
  9. Metallic Division
  10. Final Exit
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