Articoli marcati con tag ‘Bologna Violenta’

I bambini sanno qualcosa che la maggior parte della gente ha dimenticato” ma, a rinfrescarci la memoria, ci pensa Le-Li con il suo album di debutto “My life on a pear tree” (Garrincha Dischi).

Il duo, composto da Le-Li e John, ci regala una graziosa perla pop-naif per nulla prevedibile che combina la spensieratezza puerile con un pizzico di adulta malinconia attraverso tredici tracce cantate in inglese, italiano e francese (Mon amour e Chat noir). L’album, prodotto artisticamente da Matteo Romagnoli (4fioriperzoe), si avvale del prezioso contributo di Alessandro Grazian (co-autore di quattro brani). Brani orecchiabili, arrangiamenti variopinti ed estrosi in cui la versatilità di Le-Li (suona il contrabbasso, sitar, dilruba, glockenspiel, harmonium) e quella dei suoi eccelsi collaboratori (fra cui Marcello Petruzzi, Valerio Canè e Nicola Manzan) la fa da padrona sin dalla burtoniana Junk girl, il cui tono giocoso è enfatizzato dall’uso di un piano giocattolo. Leggi il resto di questo articolo »

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Direttamente da Skype: Marco “C’est Disco” Gargiulo intervista Alessandro “Diablo” Spedicanti, cantante dei Sikitikis. Leggi il resto di questo articolo »

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Fabrizio De Andrè classificava gli uomini in due categorie: quelli che pensano e quelli che lasciano che siano gli altri a farlo. Simona Gretchen appartiene, senza dubbio, alla prima categoria.

La giovane cantautrice indie esordisce, in grande stile, con l’album “Gretchen pensa troppo forte” (dopo la precedente “militanza” come bassista nei Karmika) prodotto artisticamente da Lorenzo Montanà (Tying Tiffany).

La Gretchen (personaggio femminile del “Faust” di Goethe e alter ego di Simona) dimostra una sferzante abilità cantautoriale attraverso disincantate introspezioni a tratti noise (Alpha Ouverture) che indagano un flusso di coscienza “folkloristica” (Le mie fate, Cera, Due apprendisti). Leggi il resto di questo articolo »

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Mag-Music Compilation Vol.4

Ecco il link per effettura il download:

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BOLOGNA_VIOLENTA.jpg.big- Ciao Nicola, ti ringrazio infinitamente per avermi dato la possibilità di intervistarti.

- Ci mancherebbe, è un piacere!

- La prima cosa che mi colpì del tuo progetto fu lo pseudonimo. Perché chiamarsi Bologna Violenta? Un omaggio ai mitici polizieschi degli anni ’70? Perché non usare “Torino violenta”?

- Beh, la cosa è molto semplice, vivevo a Bologna e mi sembrava giusto omaggiare la città opulenta e dotta che mi ospitava. Ci vivevo da un paio d’anni ed ero in una crisi personale parecchio profonda, quindi ho cercato di riprendere le redini della mia vita in mano, facendo un disco che doveva rappresentare semplicemente quello che avevo in testa in quel periodo. In più era da tempo che volevo omaggiare anche il cinema “di genere” italiano, e nella fattispecie i poliziotteschi mi sembravano i più adatti alla cosa. Un doppio omaggio, quindi, alla città apparentemente felice e cordiale e ad un certo cinema che non si fa praticamente più.

- Nicola Manzan si trasforma in Bologna Violenta e diventa cattivissimo, un po’ come il Dr. Jekyll e Mr. Hyde?

- Sai, da “dentro” è un po’ difficile da spiegare la cosa. Penso che esca semplicemente una parte di me che di solito, per convenzioni sociali, non esce. Diciamo che la differenza tra me e il Dr. Jekyll è che non ho bisogno di strani intrugli per tirar fuori il mio lato più “oscuro”, e direi che comunque quando faccio Bologna Violenta conservo una certa lucidità! Leggi il resto di questo articolo »

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Nicola Manzan è un criminale, una persona spietata. Ha un curriculum lungo quanto la fedina penale, sporchissima, di uno dei peggiori boss della mafia. Dona la sua arma (polistrumentista ma il violino è quella principale) a tante “bande”, dell’underground e non, come Ronin, Il Teatro Degli Orrori, Alessandro Grazian, Baustelle, Non voglio che Clara e altri. Siamo abituati ad ascoltarlo, nei periodi di “forzata convivenza” (vuoi per concerti o collaborazioni su disco) come un personaggio tranquillo, piacevole. Quando è solo, si trasforma, assume il nome di Bologna Violenta, odia/disprezza il genere umano, un’ostilità che in musica, con chitarra, violino e drum-machine, è filtrata con la violenza: Slayer, Atari Teenage Riot, Negazione, Indigesti. Leggi il resto di questo articolo »

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La serata inizia con un fiacco dj set tanto che il Tetris di Trieste, un super-localino che vive con la filosofia del “do it yourself”, è praticamente desolato: due coppie ai tavoli, un paio di ragazze che iniziano a tracannare birra e i baristi.

Ma quando arriva lui, Nicola Manzan in arte Bologna Violenta, allora sì che s’inizia a ragionare. La gente entra, il locale si riempie. Sale sul palco a furor di popolo, un po’ per il dj di cui sopra, un po’ perchè si sa che quest’uomo, pur essendo solo, è potente come un terremoto.

Circa quaranta minuti di live fatto di un grind-noise instabilissimo, forte come un pugno in faccia, di una velocità supersonica raramente intervallata da frasi tratte da film polizieschi, d’impatto. Parafrasando le sue parole, questo concerto è stato “sassate nelle orecchie per tutti”, grazie alla sua chitarra iperdistorta e velocissima, al suo violino dalle note tragiche e grazie anche alla sua forte presenze sul palco. Il pubblico è travolto da quest’onda anomala di suono e rumore che insieme si fondono nel progetto Bologna Violenta. Definirlo è impossibile com’è impossibile paragonarlo a qualsiasi altra cosa già sentita: siamo di fronte ad una realtà a sé, da conoscere soprattutto live. Assolutamente folle.

Signore e signori, Bologna Violenta.

Foto di Dotthewson

Michela “Mak” De Stefani per Mag-Music

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“Baustelle si rende disponibile per colonne sonore su commissione”.

Nei crediti finale del loro disco “La moda del lento” è riportata la frase menzionata. Fino ad ora le sole colonne sonore che i Baustelle avevano firmato erano quelle dei nostri grigi giorni. Finalmente nel 2008 hanno il loro momento: comporre la colonna sonora del film di Giuseppe PiccioniGiulia non esce la sera”.

Mi manchi tu, la fantasia, il cinema, l’estate indiana, mi servi tu, un brivido, il ghiaccio nel, Campari Soda”.

Piangi Roma, il duetto tra Francesco Bianconi e l’attrice Valeria Golino protagonista nel film, interpretando Giulia, insieme con Valerio Mastandrea (nel ruolo di Guido). Le due voci, l’orchestra dal carattere morriconiano, i bellissimi cori affidati a Rachele Bastreghi, il pianoforte. Iniziamo a usare la parola “sublime” già col primo pezzo? Sì. Leggi il resto di questo articolo »

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Fin dal loro azzeccato inizio con “Dell’impero delle tenebre”, Il Teatro degli Orrori ha dimostrato l’intento (ben riuscito) di applicare la musica rock a testi che rasentano la poesia, quella più cruda e scapigliata, diventata ormai un marchio di riconoscimento.

Giunge ora “A sangue freddo“, il secondo atto di questo terribile e altrettanto affascinante teatro. Un disco dove spiccano i contenuti e le critiche verso un paese, il nostro, che ormai si sta perdendo nei suoi mille duraturi difetti, che ci vengono urlati in faccia tra riff graffianti di chitarra.

E’ un album nero e denso come la pece. Pregno di citazioni e rimandi culturali (tanto amati da Pierpaolo Capovilla, frontman a dir poco folle della band) ben assestati nel vortice sonoro: riscrive una preghiera invocando la fine di guerre e malinconie (Padre nostro), cita il poeta russo Majakowskij nella canzone omonima, ma anche i nostri De Gregori (A sangue freddo) e Celentano (Alt!), creando una sorta di ponte tra la canzone d’autore d’altri tempi e il rock più contemporaneo. E’ una denuncia alle contraddizioni sociali in cui viviamo, dalla violenza poliziesca di Alt! (“Scommetto che fai uso di stupefacenti. Cosa porti in borsa zecca comunista? Adesso sono affari tuoi, sono solo affari tuoi“) all’ipocrisia del mondo politico in Il Terzo Mondo. Non manca neppure l’ipocrisia più quotidiana, legata alla vita di tutti i giorni, raccontata con estremo realismo in E’ colpa mia. Leggi il resto di questo articolo »

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