Articoli marcati con tag ‘Il Teatro Degli Orrori’
Il “Mi Ami Festival” è da qualche anno vera istituzione per lo scenario indipendente italiano, una sorta di best of di tutta la stagione. Una rassegna che rimane ancora inarrivabile per il richiamo di pubblico, la quantità e qualità delle band presenti in cartellone. Leggi il resto di questo articolo »
number of view: 292La Tempesta si riunisce al completo nella splendida cornice di “Ferrara sotto le stelle” per proporre una serata unica. Dalle sei di pomeriggio fino all’una di notte, su due palchi, musica che è poesia, musica che è riflessione critica su ciò che ci circonda, musica che è divertimento. Leggi il resto di questo articolo »
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- Ciao Nicola, ti ringrazio infinitamente per avermi dato la possibilità di intervistarti.
- Ci mancherebbe, è un piacere!
- La prima cosa che mi colpì del tuo progetto fu lo pseudonimo. Perché chiamarsi Bologna Violenta? Un omaggio ai mitici polizieschi degli anni ’70? Perché non usare “Torino violenta”?
- Beh, la cosa è molto semplice, vivevo a Bologna e mi sembrava giusto omaggiare la città opulenta e dotta che mi ospitava. Ci vivevo da un paio d’anni ed ero in una crisi personale parecchio profonda, quindi ho cercato di riprendere le redini della mia vita in mano, facendo un disco che doveva rappresentare semplicemente quello che avevo in testa in quel periodo. In più era da tempo che volevo omaggiare anche il cinema “di genere” italiano, e nella fattispecie i poliziotteschi mi sembravano i più adatti alla cosa. Un doppio omaggio, quindi, alla città apparentemente felice e cordiale e ad un certo cinema che non si fa praticamente più.
- Nicola Manzan si trasforma in Bologna Violenta e diventa cattivissimo, un po’ come il Dr. Jekyll e Mr. Hyde?
- Sai, da “dentro” è un po’ difficile da spiegare la cosa. Penso che esca semplicemente una parte di me che di solito, per convenzioni sociali, non esce. Diciamo che la differenza tra me e il Dr. Jekyll è che non ho bisogno di strani intrugli per tirar fuori il mio lato più “oscuro”, e direi che comunque quando faccio Bologna Violenta conservo una certa lucidità! Leggi il resto di questo articolo »
number of view: 1992Risponde alle nostre domande (via email) Pierpaolo Capovilla, cantante e front-man de Il Teatro Degli Orrori.
- In primis parliamo del vostro secondo lavoro, “A sangue freddo” (qui la recensione di “A sangue freddo“): un album importante per i temi trattati e soprattutto per la forza della parola che sposa la potenza della musica. Tutto questo si era notato anche nel primo album. Com’è cambiato il Teatro degli Orrori, rispetto a “Dell’Impero delle Tenebre”?
- Credo ci sia una forte continuità fra i due lavori. Voglio dire, più continuità che cambiamento. Non c’è dubbio che “A sangue freddo” sia un disco registrato con più cura, più intelligibile del precedente, e volutamente più “classico”. Volevamo un disco vicino alla forma canzone, meno caotico e rumoroso. Dal punto di vista della poetica, A sangue Freddo narra la società italiana dell’oggi, qui, adesso. Uno sguardo attento alle contraddizioni e alle ingiustizie che viviamo ogni giorno; in questo senso, è un disco molto più “politico” del precedente. Leggi il resto di questo articolo »
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Nicola Manzan è un criminale, una persona spietata. Ha un curriculum lungo quanto la fedina penale, sporchissima, di uno dei peggiori boss della mafia. Dona la sua arma (polistrumentista ma il violino è quella principale) a tante “bande”, dell’underground e non, come Ronin, Il Teatro Degli Orrori, Alessandro Grazian, Baustelle, Non voglio che Clara e altri. Siamo abituati ad ascoltarlo, nei periodi di “forzata convivenza” (vuoi per concerti o collaborazioni su disco) come un personaggio tranquillo, piacevole. Quando è solo, si trasforma, assume il nome di Bologna Violenta, odia/disprezza il genere umano, un’ostilità che in musica, con chitarra, violino e drum-machine, è filtrata con la violenza: Slayer, Atari Teenage Riot, Negazione, Indigesti. Leggi il resto di questo articolo »
Se un loro concerto fosse un libro, il sottotitolo sarebbe sicuramente “come sbriciolare un teatro in un’ora e mezza“. Perchè è quello che han fatto Pierpaolo Capovilla, Francesco Valente, Gionata Mirai e Giulio Favero, ossia Il Teatro Degli Orrori, una delle band più importanti del panorama rock italiano contemporaneo.
Il teatro si “colora” di nero e rosso, l’atmosfera si fa lugubre già dall’intro e tra il fumo si stagliano quattro figure. Il pubblico numeroso esplode in un boato di applausi. Essendo questa la prima data del nuovo tour, è ovvio che le canzoni provengano proprio dal nuovo album, “A sangue freddo”. Leggi il resto di questo articolo »
number of view: 751Fin dal loro azzeccato inizio con “Dell’impero delle tenebre”, Il Teatro degli Orrori ha dimostrato l’intento (ben riuscito) di applicare la musica rock a testi che rasentano la poesia, quella più cruda e scapigliata, diventata ormai un marchio di riconoscimento.
Giunge ora “A sangue freddo“, il secondo atto di questo terribile e altrettanto affascinante teatro. Un disco dove spiccano i contenuti e le critiche verso un paese, il nostro, che ormai si sta perdendo nei suoi mille duraturi difetti, che ci vengono urlati in faccia tra riff graffianti di chitarra.
E’ un album nero e denso come la pece. Pregno di citazioni e rimandi culturali (tanto amati da Pierpaolo Capovilla, frontman a dir poco folle della band) ben assestati nel vortice sonoro: riscrive una preghiera invocando la fine di guerre e malinconie (Padre nostro), cita il poeta russo Majakowskij nella canzone omonima, ma anche i nostri De Gregori (A sangue freddo) e Celentano (Alt!), creando una sorta di ponte tra la canzone d’autore d’altri tempi e il rock più contemporaneo. E’ una denuncia alle contraddizioni sociali in cui viviamo, dalla violenza poliziesca di Alt! (“Scommetto che fai uso di stupefacenti. Cosa porti in borsa zecca comunista? Adesso sono affari tuoi, sono solo affari tuoi“) all’ipocrisia del mondo politico in Il Terzo Mondo. Non manca neppure l’ipocrisia più quotidiana, legata alla vita di tutti i giorni, raccontata con estremo realismo in E’ colpa mia. Leggi il resto di questo articolo »
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