Articoli marcati con tag ‘La Tempesta’

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La Tempesta si riunisce al completo nella splendida cornice di “Ferrara sotto le stelle” per proporre una serata unica. Dalle sei di pomeriggio fino all’una di notte, su due palchi, musica che è poesia, musica che è riflessione critica su ciò che ci circonda, musica che è divertimento. Leggi il resto di questo articolo »

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Dopo tre anni di silenzio tornano i Tre Allegri Ragazzi Morti con “Primitivi del futuro“. Undici micro episodi in cui l’occhio critico “made in Pordenone” rovista tra i futuri anteriori dell’in-quieto vivere dell’uomo contemporaneo.

Una rivolta sonora (e non) che nasce dalla collaborazione con Paolo Baldini (B.R. Stylers, Africa Unite, Dub Sync) e opta per insolite contaminazioni dub, caraibiche (perché “nei periodi politicamente neri il reggae è un’ottima musica da suonare“) senza però trascurare la “primitiva” lezione punk, new-wave (come in La Ballata delle ossa).  Figuranti distorti (Mina, Codalunga), coscienze piatte votate a un’arrendevolezza cronica (L’ultima rivolta nel quartiere Villanova non ha fatto feriti), il “ciclo dei vinti” picassiano (Primitivi del futuro) testimoniano una presa di coscienza nazionalistica che invita a non starsene con le mani in mano (La cattedrale di Palermo). I testi, in balia del lungimirante buonsenso toffoliniano, si rivolgono al popolo degli ex-adolescenti e sono profondamente ispirati dai precetti primitivisti di John Zerzan.

E’ “il tempo di rifare, riprovare, riordinare…” e i T.A.R.M. non si smentiscono affatto regalandoci un “rischioso” disco effetto sorpresa da ascoltare attentamente con lo spirito di chi vuole tornare a essere un “primitivo del futuro”.

Miria Colasante per Mag-Music

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Foto TARM 2 @ Paolo ProserpioIntervista a Enrico Molteni, bassista dei Tre Allegri Ragazzi Morti.

- Il cambiamento nel vostro sound in “Primitivi del futuro” (qui la recensione di “Primitivi del futuro“) è evidente: Il rock ‘n’ roll che vi portate dagli esordi cede il passo ai ritmi in levare. Pordenone è un ricordo lontano, ora sognate la Giamaica. Quand’è che avete deciso di spostarvi su sonorità “aliene”?

- È stato un processo semplice, lineare. Non è stata una scelta a tavolino, è venuta spontanea. Credo sia una questione di ascolti e di sofferenza legata all’annacquamento dell’identità rock nazionale. Dopo un po’ tutta quella distorsione non fa più paura.

- Perché una svolta reggae e non, penso ad alcuni generi, elettronica, folk o altro ancora? Pensate che il reggae possa trasmettere, a chi vi ascolta, ancora più calore?

- Dal mio punto di vista reggae e punk sono così legati che prima o poi ci saremmo arrivati, perché in realtà siamo sempre un gruppo punk!

- Vi siete affidati a Paolo Baldini dei B. R. Stylers per quanto riguarda la produzione. Perché la scelta è caduta su di lui? Quanto è stato importante lavorare con lui?

- Paolo è la persona che più di chiunque altro avrebbe capito noi, il disco e il progetto nella sua totalità. La sua capacità tecnica, la sua sensibilità nel suggerire gli arrangiamenti e la sua energia generale ci hanno aiutato molto a realizzare “Primitivi del futuro”. Leggi il resto di questo articolo »

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cover-frigidaire-tangoDai mitologici e pioneristici anni ’80 del rock italiano, riecco i Frigidaire Tango con il nuovo disco di inediti: “L’illusione del volo”.

Nessuna bieca operazione commerciale alle spalle di questa reunion, ma soltanto un’esigenza artistica di trasformare in parole e musica emozioni ed esperienze accumulate in questi anni di “silenzio”.

Un disco eterogeneo dove la forma canzone viene destrutturata (Milioni di parole) in un riuscitissimo rock autoriale, per poi ricomporsi nella sua accezione più classica e pop (Soffia) senza per questo scadere nell’orecchiabilità fine a se stessa.

Momenti intimisti (Normalmente triste) alternati ad altri più impegnati (Mescola le razze, Preghiera).

Denso di ospiti illustri (tra cui citiamo Federico Fiumani dei Diaframma e Diego Galeri dei Miura), con la produzione del sempre ottimo Giorgio Canali, i Frigidaire Tango confezionano un prodotto che fa viaggiare l’ascoltatore tra melodie ipnotiche e un parlato (più che cantato) suadente. Spaziando nei generi più diversi (Tutto niente qualcosa, Dreamcity) senza soluzione di continuità, donandoci tanti tasselli di un puzzle che alla fine si incastrano perfettamente tra loro.

Giovanni Caiazzo per Mag-Music

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moltheniOrmai è chiaro: se un artista si trova a un punto cruciale della propria carriera musicale, è difficile scegliere la via da prendere. Succede a tutti, più o meno. Continuare? Gettare la spugna? Chiudere una porta affinché si apra un portone? Troppe le vie, e solo una quella da scegliere. E così, di recente, è avvenuto per Umberto Giardini, in arte Moltheni, il quale, qualche mese fa, ha dichiarato di volersi prendere una pausa di riflessione, da quella che ha definito “musica stupida”. Generalizzando troppo, ma questo è un altro discorso, che sarebbe meglio fare in un’altra occasione, se necessario. Questo non prima di concepire quello che è il punto di arrivo del suo mondo post-cantautoriale: “Ingrediente Novus“, un best of con annesso un DVD che contiene tutti i suoi video.

Ma cos’è “Ingrediente Novus”? E’ una raccolta qualunque? Effettivamente no. E’ vero, ci sono solo due inediti e molti brani vecchi (principalmente dai primi due dischi, ormai introvabili). Eppure sin dal primo ascolto c’è qualcosa che potrebbe in qualche modo far ricollegare questo lavoro con un classico del cantautorato italiano, ossia nientemeno che “Il grande sogno” per Roberto Vecchioni. Leggi il resto di questo articolo »

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oprovatrack listPer la serie “Dio li fa e il Diavolo li accoppia“, ecco a voi Il Pan del Diavolo, binomio folk’n'roll nato a Palermo nel lontano 2006 da un’idea di Pietro Alessandro Alosi (voce, chitarra e grancassa) e Gianluca Bartolo (chitarra a dodici corde).

Dopo aver vinto le selezioni dell’”Italia Wave Love Festival” e aver aperto il concerto dei Gogol Bordello, nel 2008 pubblicano il loro primo omonimo EP che riscuote un gradito successo e alimenta le aspettative legate all’uscita del loro disco d’esordio ”Sono all’osso“. L’album, prodotto da Fabio Rizzo e mixato da JD Foster (Calexico, Capossela), li incornicia come ipotizzabili adepti del “partito estremista dell’urlo” di Ghigo Agosti.

Fiancheggiati dalla vocalità polverosa e mordace di Alosi, plasmano sonorità folk ridotte all’osso e intrise di variazioni rock’n'roll che strizzano l’occhio a ripercussioni retrò (da Rino Gaetano a Celentano). Leggi il resto di questo articolo »

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copertina

Dopo anni di silenzio dall’ultima opera dei Prozac+, “Gioia nera” del 2004, vediamo comparire sulla scena un nuovo progetto, che vede coinvolti 2/3 del gruppo precedente, con il passaggio della bassista Elisabetta Imelio alla voce e con un nome senz’altro efficace ed originale.

La nuova band, di stampo alternative, si presenta in passamontagna sia dal vivo che sulla loro copertina e nella musica possiamo constatare la presenza di campionature elettroniche, un ottimo riffing e di un “Tamburo” che, cosa dire, è davvero “Sick”!

Dopo l’intro si parte all’ascolto di pezzi ormai celeberrimi come Il mio cane con tre zampe, pezzi più melodici come Parlami per sempre ed altri psichedelici come Topoallucinazione, solo per citarne alcuni.

Il disco si rivela un piacevole ascolto anche per i non amanti del genere. Canzoni dai ritornelli orecchiabili e dalle melodie sicuramente originali, anche se a brevi tratti ripetitive ma i testi spesso e volentieri osé rimediano sicuramente a questo particolare trascurabile. Testi che oltre ad essere osé si rivelano anche intelligenti, poetici ed introspettivi con un po’ di nonsense che fa sempre la sua bella figura!

Oliver Tobyn per Mag-Music

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00_zen_coverGià dal titolo si capisce su che onda viaggia l’ultimo capolavoro degli Zen Circus, una delle realtà italiane più consolidate, attivi dal 1999 e con la fama di live band folle, assolutamente fuori da ogni norma. Dopo anni di cd in inglese, arriva “Andate tutti affanculo”, un album linguisticamente made in italy. In 10 tracce snocciolano frasi ad effetto (“Essere stronzi è dono di pochi, farlo apposta è roba da idioti”) dove le parolacce dominano ma non guastano.

Gli Zen Circus raccontano storie del quotidiano, iniziando con L’egoista, un ritratto realistico di una tipologia di uomo che tutti conosciamo fin troppo bene. Seguono Vecchi senza esperienzaIt’s paradise. Quest’ultima canta di (ebbene sì) morte ma con toni quasi allegri prima di 3 min finali di solo strumentale che smorza un po’ il tutto. We just wanna live è un pezzo classico à-la-Zen Circus, con ritornello che riprende il titolo. Si prevedono cori ai concerti se il gruppo deciderà di proporla live. Troviamo la partecipazione di Nada a cui viene affidata la parte vocale in Vuoti a perdere; segue Andate tutti affanculo, il pezzo migliore dell’opera quindi perfetta title-track. Leggi il resto di questo articolo »

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Fin dal loro azzeccato inizio con “Dell’impero delle tenebre”, Il Teatro degli Orrori ha dimostrato l’intento (ben riuscito) di applicare la musica rock a testi che rasentano la poesia, quella più cruda e scapigliata, diventata ormai un marchio di riconoscimento.

Giunge ora “A sangue freddo“, il secondo atto di questo terribile e altrettanto affascinante teatro. Un disco dove spiccano i contenuti e le critiche verso un paese, il nostro, che ormai si sta perdendo nei suoi mille duraturi difetti, che ci vengono urlati in faccia tra riff graffianti di chitarra.

E’ un album nero e denso come la pece. Pregno di citazioni e rimandi culturali (tanto amati da Pierpaolo Capovilla, frontman a dir poco folle della band) ben assestati nel vortice sonoro: riscrive una preghiera invocando la fine di guerre e malinconie (Padre nostro), cita il poeta russo Majakowskij nella canzone omonima, ma anche i nostri De Gregori (A sangue freddo) e Celentano (Alt!), creando una sorta di ponte tra la canzone d’autore d’altri tempi e il rock più contemporaneo. E’ una denuncia alle contraddizioni sociali in cui viviamo, dalla violenza poliziesca di Alt! (“Scommetto che fai uso di stupefacenti. Cosa porti in borsa zecca comunista? Adesso sono affari tuoi, sono solo affari tuoi“) all’ipocrisia del mondo politico in Il Terzo Mondo. Non manca neppure l’ipocrisia più quotidiana, legata alla vita di tutti i giorni, raccontata con estremo realismo in E’ colpa mia. Leggi il resto di questo articolo »

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