Articoli marcati con tag ‘review’
Mi succede raramente di ascoltare un cd e volerlo riascoltare subito.
Eppure mi è successo con il primo (ufficiale) album di debutto dei viennesi Reverend Backflash, intitolato “Who’s the man?!“
Questi quattro giovani d’oltralpe sfornano dodici tracce di sporco rock’n'roll dalle molteplici influenze (su myspace indicano Kiss, Motörhead e Hellacopters, giusto per citare i più noti) ma che non creano l’effetto “confusione”. Anzi i brani sono particolarmente ben compatti, con riff di chitarra molto coinvolgenti, accompagnati da un potente basso, e martellati dalla batteria che non manca un colpo. A completare il tutto c’è la voce di Jack Nasty, graffiante e sporca come il resto, che crea ritornelli ripetitivi e quindi cantabilissimi durante i live. Leggi il resto di questo articolo »
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Prendendo in mano il nuovo disco dei Soyuz, una lieve aura di mistero e curiosità inizia a circondarti per tre motivi. Il primo, ossia ciò che salta subito agli occhi, è lo sguardo di una ragazza asiatica in copertina, che scruta il futuro ascoltatore del disco; il secondo è il nome adottato dal gruppo, che rimanda a satelliti e viaggi nello spazio; last but not least, il titolo dell’album, “Everybody loves you“. Con queste premesse piuttosto sconnesse (ma confido in un senso remoto), conviene saltare i convenevoli e inserire il disco nello stereo.
E quello che ne esce è puro rock d’impatto immediato, semplice. E alla facciaccia del loro nome, i dieci brani contenuti in questo debutto sono molto terreni: i testi di Mauro Poli rimangono ben ancorati all’umanità e alle sue infinite sfumature, che vengono accentuate da ventate pulite di chitarra e basso (di Giulio John Sprocati), il tutto ben scandito dalla puntuale batteria di Marco Lo Giudice. Leggi il resto di questo articolo »
number of view: 94Per un bel po’ di tempo Ariel Pink non ha fatto altro che produrre e produrre musica, in tutti i più disparati metodi: stiamo parlando di registrazioni casalinghe, riproponendo strumenti (e non solo) di vecchia impronta anni ’80 e rimanendo fedele, chiaramente, al lo-fi più spavaldo e sbarazzino. Così, dopo anni di militanza presso la Paw Tracks dei famigerati Animal Collective (con i quali condivide in parte la vena di produttore made in house), il Nostro passa a far parte della ben più nota e storica 4AD, rimanendo fedele alla sua estetica sporca e contorta, ma rinnovando leggermente il sound, conducendolo verso vie più pulite e ascoltabili non solo dai fan di vecchia data, anzi.
Per dirla breve, stiamo parlando del suo ultimo lavoro: un caleidoscopio di canzoni principalmente pop, in stile un po’ californiano (quindi la surf music di alcuni Beach Boys), un po’ anni ‘70 (soprattutto nei momenti in cui si azzardano chitarre rock dal passo tamarroide) e in gran parte anni’80, da una parte all’altra di essi (dalla dance al funk, ma anche dai telefilm sentimentali a quelli poliziotteschi). Leggi il resto di questo articolo »
number of view: 56Ci sono dischi che restano lì sulla tua scrivania per settimane, sospesi in una sorta di limbo. Sembra quasi che ti parlino. Ti dicano: “Sono qui ma non è ancora il momento di ascoltarmi. Quando sarà, lo scoprirai da solo…”
E il momento arriva in una calda e afosa serata di fine agosto. Da solo in macchina, mentre ti rechi a giocare a biliardo. La tangenziale semi vuota perché tutti sono ancora in vacanza e in città non c’è quasi anima viva. A farti compagnia la voce di Luca Milani, accompagnata solo da una chitarra acustica e da un’armonica. L’essenzialità di “Scars and Tattoos” ti fa viaggiare con la mente, ti rilassa, ti mette in pace con te stesso (anche se l’illusione dura solo 18 minuti). Leggi il resto di questo articolo »
number of view: 151“Space: the final frontier. These are the voyages of the starship Enterprise. Its five-year mission: to explore strange new worlds, to seek out new life and new civilizations, to boldly go where no man has gone before.
Qualche fan di Star Trek avrà sicuramente pensato a questo appena ha saputo il titolo del quindicesimo lavoro della, ormai trentennale, vergine di ferro. Solo che a differenza della mitica USS Enterprise, gli Iron Maiden toccano la frontiera finale della loro carriera, o almeno così pare.
A distanza di quattro anni da “A Matter of Life and Death” mi ritrovo per la terza volta nella mia vita con un nuovo disco della band d’oltremanica. C’è una prima volta per tutto, e per la prima volta quest’attesa si è conclusa con una delusione da parte della band che ha colorato ed emozionato i miei 13-16 anni. Leggi il resto di questo articolo »
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Revival. Un termine che ai più potrebbe far venire i brividi. Tutti si danno al revival, chi del periodo beat, chi del vecchio progressive rock, chi della dance degli anni ‘90, chi di questo, chi di quello. C’è chi lo fa come si deve e chi no. Ma cosa vuol dire revival, al giorno d’oggi, se si dovesse fare un discorso generale?
Tutti, più o meno, si mettono a cantare le canzoni di una volta. Ma anche in questo caso si parla di una pratica che non a tutti riesce bene. In molti pensano di essere degli interpreti. Ma cosa vuol dire essere un interprete? E, soprattutto, è ancora possibile esserlo senza abbandonare la propria anima a gorgheggi defilippiani-xfactoriani o standardizzazioni fini a se stesse, per non parlare addirittura della perdita definitiva di questa?
Una possibile risposta, al giorno d’oggi, può essere questo “Mondo Cane“. Leggi il resto di questo articolo »
number of view: 107Rifacendosi alla scena indie rock e lo-fi degli anni ’90, ma anche attingendo a ciò che di più buono è stato fatto in territori anglosassoni negli ultimi anni, i Tiger! Shit! Tiger! Tiger! sfoderano il loro nuovo colpo, sotto forma di EP, confermando la bellezza e la forza incisiva del precedente lavoro e rinnovando leggermente il sound, soprattutto per quanto riguarda gli arrangiamenti, ora più complessi e maggiormente lavorati, e per quanto riguarda le ritmiche, ancora più ossessive (soprattutto se sostenute dai riff taglienti e potenti). Certo è che rimane puntuale la loro caratteristica dance, “benissimamente” presa a braccetto dalle chitarre quasi mai melodiche (pensate agli ultimi Foals, ma sotto vesti più cazzute, o a qualcosa dei Tokyo Police Club). Leggi il resto di questo articolo »
number of view: 278La terza edizione della “Classic Rocknacht” scalda la già torrida estate tedesca, sotto il palco del Tanzbrunnen di Colonia. Peccato che l´evento, nonostante la stagione baciata dal sole, anziché nella bella cornice del parco sul Reno, sia stata ristretta al teatro indoor, ma alla delusione di alcuni spettatori lascia ben poco spazio la musica, che trascina il pubblico, un pezzo dopo l´altro, una band dopo l´altra, sempre più divertito, sempre più partecipe, sempre più sudato. Leggi il resto di questo articolo »
number of view: 181Un piede sul dancefloor e l’altro in un film dell’orrore.
Ritmi ipnotici, ambientazioni sinistre e una vocalist d’eccezione (Asia Argento) fanno del disco dei Fortuna, una delle migliori produzioni dell’ultimo periodo. Difficilmente catalogabili in un genere ben preciso, il trio, che vanta già numerosi progetti ben riusciti, dà vita a un viaggio in un sottobosco sonoro di grandissimo impatto. L’essenza dei Fortuna è tutta racchiusa nel primo singolo Less Is More dove, come nel resto del lavoro, una base e dei suoni tipicamente dance si fondono in un qualcosa di psichedelico e ossessivo. Ci sono momenti anche meno claustrofobici come in Black Water e “Roma” che fanno un po’ tirare il fiato all’ascoltatore. Leggi il resto di questo articolo »
number of view: 195C’è ancora chi è radicalmente attaccato a quella scena fracassona e rockettara di stampo shoegaze e garage che tanto piaceva e di per se seminava nei primi bagliori degli anni ‘90 sotto etichette, che più propriamente chiamerei circoli, come ad esempio Club AC30.
Qualcuno, come i Tamborines, duo brasiliano residente in quel di Londra, riesce abilmente a fonderla con il noise-pop più sbarazzino, con inserti digitali di tutto rispetto e con un certo modo di porsi rigorosamente da club.
In questo Lp d’esordio, intitolato “Camera & Tremor” stendono 11 tracce che si presentano sempre con lo stesso amabile viso: entusiasmante, energizzante, ma forse un tantino ripetitivo. Leggi il resto di questo articolo »
number of view: 280“Black Sabbath rules” sembrano dirci gli Oblivious sin dall’inizio del loro debutto “Goons and Masters“. Ecco che un’altra promettente band, proveniente dalla sempre più fertile Svezia, firma la sua presenza nel mondo dello stoner metal.
Sulla loro storia c’è poco da dire poiché questo è il loro primo album, e nonostante non si siano formati proprio l’altro ieri, non abbiamo molte notizie sul loro passato; sappiamo che (come loro stessi scrivono nella loro pagina MySpace) i loro punti di riferimento principali sono Black Sabbath, Led Zeppelin e Pentagram. Riguardo al contenuto del dischetto, direi che al giorno d’oggi suonando un genere così è molto facile assomigliarsi l’un l’altro ma gli Oblivious sembrano non essere preoccupati da questo dato di fatto. Leggi il resto di questo articolo »
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Cosa succede se cinque ragazzi poco più che diciottenni fondano una band? Il più delle volte si mette in piedi qualche demo e una manciata di concerti, poi stop. Altre volte, grazie a bravura, stile e sublimi capacità compositive si raggiunge un certo hype e ti ritrovi a girare mezzo mondo dopo aver sfornato un album che si classifica tra i migliori dell’anno. È questo il caso di Avigdor Zahner-Isenberg e il resto della sua band, gli Avi Buffalo, tirati in ballo addirittura dalla famosa Sub Pop.
Tra giocosi ricami indie-pop multicolore passati al setaccio con una buona dose di psych-folk molto sixties con richiami al miglior surf-pop degli anni che furono, gli Avi Buffalo, con l’omonimo album, ci regalano un gioiellino da tenere caro, molto caro. I rimandi sono tantissimi: sembra di ascoltare gli Shins e i Band Of Horses che giocano a dama con le schitarrate tipiche dei Wilco e le incursioni psichedeliche dei Mercury Rev. Il tutto dolcemente lo-fi, anche nei momenti più acustici, dove è impossibile non notare la presenza musicale di nuovi portabandiera come Fleet Foxes e Grizzly Bear. Leggi il resto di questo articolo »
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