Intervista ai Sick Tamburo

sick tamburo

Dopo il passato segnato a nome Prozac+, nel presente di Gian Maria Accusani ed Elisabetta Imelio(2/3 della vecchia band)si ode solo un nome: Sick Tamburo.

Sick Tamburo è un nome decisamente “originale”, come vi è venuto in mente?

G: Sick Tamburo era un nome che avevo io per un progetto noise-percussion che ancora non è mai decollato. L’Elisabetta si era innamorata del nome e mi ha detto che sarebbe stato perfetto per il nostro progetto. Accontentata la ragazza.

Com’è iniziata l’avventura a nome Sick Tamburo? Chi ha dato l’incipt?

G: In pausa con i Prozac+, l’Elisabetta mi ha chiesto più volte se potevo buttare giù qualche pezzo per provare a farla cantare (con i Prozac+ infatti suona il basso). Cosi dopo vari tentennamenti da parte mia, ho scritto dei pezzi la voce dell’Elisabetta potesse mescolarsi bene, ed ecco fatto. Da subito il progetto ci ha entusiasmato e da subito abbiamo avuto varie proposte discografiche.

Nel vostro disco i suoni che prevalgono sono i loop elettronici alternati alle rasoiate chitarristiche, come siete arrivati a questa alchimia sonora?

G: Provando a fare qualcosa di diverso dal solito e provando ad incastrare il risultato con la voce ineducata (non aveva mai cantato prima)dell’Elisabetta. Il risultato ci ha preso da subito.

L’idea delle maschere contribuisce all’originalità del gruppo, questa invece a cos’è dovuta?

E: Inizialmente non volevano far vedere che sotto c’erano i Sick Tamburo, cosi abbiamo adottato le maschere e i pseudonimi. Poi, siccome tutti ci riconoscevano, abbiamo abbandonato l’idea di rimanere nascosti e ci siamo fatti vedere anche in volto. Dal vivo usiamo ancora i passamontagna per una scelta estetica.

Riguardo ai live, come procedono? Come reagisce il pubblico ai vostri concerti?

G: I live sono sempre la cosa migliore per un gruppo. È bello per noi perchè riusciamo a riportare il suono del disco con l’aggiunto di maggior energia. Il pubblico reagisce molto bene ma in maniera differente da quello dei Prozac+. Nel senso che lo spettacolo dei Sick è talmente diverso che la gente reagisce giustamente in maniera diversa.

Accenando un attimo ai Prozac+, vi è mai capitato di trovare qualche nostalgico ai live?

G: Fortunatamente sempre gente abbastanza intelligente da capire che i Sick sono i Sick e che i Prozac+ sono i Prozac+. Nonostante tutti i pezzi dei Prozac+ siano miei, non riuscirei mai a suonarli con un’altra formazione fintanto che i Prozac+ sono ancora insieme. Non sarebbe proprio nel mio stile.

Altro, inevitabile, siparietto sui Prozac+: sono in stand-by?

G: Hai detto bene, sono solo fermi…

Che idee avete per il futuro? Farete un nuovo album? Quali sono le vostre prossime scadenze?

E: A dire il vero è un pò presto per capire cosa faremo ma, visti i risultati, è molto probabile che ci sarà un seguito.

Marco Gargiulo, Michela “Mak” De Stefani e Oliver Tobyn

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