Calibro 35 – Ritornano quelli di…

Calibro 35 - Ritornano quelli di...

Calibro 35 - Ritornano quelli di...Milano, una notte come tante. Come troppe, forse. Caratterizzata dal buio, dalla mancanza di luce. All’improvviso, si aggira lo sguardo ossessivo e allucinato di uno strano soggetto. Forse un criminale, un maniaco, uno squilibrato, o magari un semplice uomo qualunque. Probabilmente accerchiato da qualcuno. Da un detective, dalla polizia, sicuramente da qualsivoglia persona abbia un conto in sospeso con lui. Chiunque. Sembrerebbe proprio la scena di qualche film.

Ed è proprio di film che si parla, quando si ha a che fare con l’ensemble guidata dal polistrumentista Enrico Gabrielli e dal chitarrista Massimo Martellotta, e meglio conosciuta come Calibro 35, che sfonda le porte con il suo nuovo lavoro, il cui titolo dice tutto: “Ritornano quelli di… Calibro 35“.

Un titolo che ricalca molto il loro stile, il loro omaggio ai film polizieschi degli anni ’70 e dei primi ’80.  Un  ritorno sulle scene caratterizzato da un elemento peculiare e probabilmente inaspettato: la voglia di sbizzarrirsi con idee proprie. Scelta che fa sì che il materiale inedito sia maggiore rispetto alle cover, a differenza dell’album d’esordio (il quale aveva La polizia s‘incazza e Notte in Bovisa come unici brani scritti interamente dalla band).

Così, se i rifacimenti di La morte accarezza a mezzanotte (Gianni Ferrio), Milano odia: la polizia non può sparare (Ennio Morricone), Il Consigliori (Riz Ortolani) e Cinque bambole per una luna d’agosto (Piero Umiliani) sono l’ennesima prova di come il progetto di Gabrielli abbia la musica nel sangue e la voglia di darsi alla pazza gioia grazie ad arrangiamenti jazzati, divagazioni funk, un suono di organo che entra dritto nell’anima e tanto, tanto ritmo, il resto del disco presenta di tutto e di più: melodie con qualche riecheggiamento a “Il Santo” (L’esecutore), un twist con sonorità boogieggianti e un tocco di Cream dei tempi d’oro (Convergere in Giambellino), un oscuro e insolito rock’n’roll, con Martellotta a cavallo tra chitarre acustiche e violenti colpi di lap steel (Il ritorno della banda, divisa in due parti), il duello tra un basso assassino (in mano a Luca Cavina) e fiati schizofrenici (Sospesi nel traffico) e ovviamente il caro vecchio mood tipico degli inseguimenti dei film di Lenzi o di Di Leo (l’opener Eurocrime! e la conclusiva Si dicono tante cose…), tanto che viene voglia di immedesimarsi in uno dei protagonisti di tali opere. Magari Tomas Milian, o Maurizio Merli. Il tutto sotto l’ottima produzione di Tommaso Colliva.

“Ritornano Quelli Di…” è uno di quei dischi che dimostra come la musica italiana in realtà sia tutt’altro che morta e priva di fantasia, ma viva, vegeta e con tanta voglia di dire la sua.
E visto quello che ne è uscito fuori, non resta che augurare una lunga vita ai Calibro 35. E magari sperare, un giorno, in una pellicola con il loro zampino. D’altronde, con gente come loro, non è un’opzione da escludere.

Gustavo Tagliaferri

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *