Intervista a Luciano Regoli (La nuova Raccomandata con Ricevuta di Ritorno)

Luciano, come mai ritornare dopo trentasei anni?

In effetti non è stato un ritorno pensato. All’improvviso due anni fa la BTF mi ha dato l’input per tornare alla Raccomandata e io mi ci sono buttato a capofitto con una produzione che è durata quasi due anni. Calma meditata e credo riuscita.

Iniziamo parlando dell’album del vostro ritorno sulle scene, “Il pittore volante” (qui la recensione de “Il pittore volante“). Un’uscita coraggiosa in un’epoca in cui il progressive italiano è, negli anni zero più che mai, “snobbato” dalla critica e dalle persone. I fedeli rimangono solo i collezionisti e i veri appassionati di questo vastissimo culto, se cosi possiamo chiamarlo.

Il ritorno della RRR con questo “Il pittore volante” è sostanzialmente stato voluto fortissimamente da me poiché non ho potuto riunire la band come volevo con tutti gli elementi originali. Per questa ragione mi sono avvalso di alcuni dei membri originali (Nanni Civitenga, Roberto Gardin e Walter Martino per un breve periodo con la RRR) solo come arrangiatori e strumentisti coadiuvati da musicisti della scena nazionale e internazionale e da giovani musicisti sconosciuti. Testi e musiche sono stati scritti da me e quindi è una reunion un po’ sui generis. Ma ce l’ho messa tutta per rinverdire il nome della RRR poiché non era giusto che ci fosse un solo lavoro di questa band così amata.

Se “Per… un mondo di cristallo” era caratterizzato da un suono progressive “all’italiana” (chitarra acustica, flauto e tastiere in evidenza), “Il pittore volante” vira su sonorità più elettriche, conservando sempre il suono degli esordi. Cos’è cambiato nella Raccomandata con Ricevuta di Ritorno tra il primo e il secondo disco?

“Il pittore volante” vira verso sonorità  più elettriche poiché è il frutto della mia sola esperienza musicale avendo io scritto testi e musiche e l’ho voluto così poiché in questi anni le mie esperienze prog-metal (DGM) e rock-blues e hard-rock (Regoli Band) hanno influenzato l’area progressive. Quello che rimane della RRR originale è quella dark-area che mi apparteneva e che mi ha fatto scrivere pezzi come L’ombra e Un palco di marionette insieme a Stefano Piermarioli il tastierista della RRR, anche se all’epoca non li firmammo. Ciò che è cambiato tra il primo e il secondo disco è la produzione. Il primo fu un prodotto di sei teste, inciso in analogico e con orchestrazioni dal vivo, una grossa produzione. “Il pittore volante” si è servito di tutte le tecniche digitali a disposizione compreso l’invio di file da Los Angeles da parte di Carl Verheyen (Supertramp) e una masterizzazione eccezionale per opera di Marc Kino.

Dove, quando e come avete registrato “Il pittore volante”?

Il lavoro è stato registrato negli studi di Walter Martino all’Isola d’Elba nell’inverno del 2009. Una volta arrangiati sommariamente i pezzi dai vari arrangiatori, si è passato a inserire la batteria vera e strumenti veri come il violino, il flauto, sax, chitarre dal vivo e basso. Una volta finito sono state apposte le voci e i cori. Il pezzo L’uomo nuovo è stato inciso interamente negli studi di Claudio Simonetti e le chitarre del pezzo Raoul negli studi John March di Los Angeles.

L’album trae ispirazione da un quaderno di appunti e pensieri omonimo di cui sei autore. Puoi spiegarci ogni traccia a cosa fa riferimento?

Il cambiamento è la storia di un cambiamento spirituale di un uomo e della sua ricerca per ottenere la sua rinascita. Il vecchio racconta la storia di un sodalizio artistico fra me e un mio maestro di vita 40 anni più anziano di me, durato oltre 30 anni, e finito in maniera drammatica per lui. Il fuoco è lo sgomento e la paura dell’immanente di fronte a un evento naturale che da sempre è stato compagno dell’uomo. Eagle mountain è l’esperienza di due amici nella solitudine del deserto americano che si trovano improvvisamente davanti a un evento inaspettato (la morte). La mente è un‘immersione nei meccanismi che da sempre hanno condizionato l’uomo alla propria schizofrenia. L’uomo nuovo ancora una volta affronta il tema dell’uomo di fronte alle sue paure e la soluzione nella comprensione di sé stesso. La spiaggia è un’esperienza personale in una spiaggia solitaria del Portogallo. Le anime è un poetico ricordo della mia strada all’Isola d’Elba ai tempi in cui vivevano personaggi che ora sono ombre. Raoul è l’osservazione distaccata del sonno etilico di un barbone in una grigia Parigi.

Tra le collaborazioni c’è quella di Claudio Simonetti, un vecchio amico col quale condividesti un gruppo nei lontani inizi degli anni ’70 ovvero Il ritratto di Dorian Gray.

È stata una grande emozione lavorare di nuovo con un vero amico come Claudio che non si è tirato indietro, anzi ha voluto suonare tutti gli strumenti del pezzo (L’uomo nuovo, ndr) esclusa la batteria. Con Claudio ai tempi del Ritratto di Dorian Gray ho passato giorni meravigliosi ascoltando musica, facendo le prove e suonando in locali prestigiosi come il Titan Club di Roma o al festival pop di Caracalla nel lontano 1971. Per sdebitarmi della sua gentilezza in questi giorni gli ho fatto un bel ritratto. Se lo merita.

Luciano, qual è oggi il tuo rapporto con la musica? Che cosa ascolti?

Il mio rapporto con la musica è automobilistico poiché viaggio molto le ore passate in macchina sono quelle che passano più in fretta in compagnia della musica. Ora vi stupirò poiché sento poco progressive; ma massicce iniezioni di Jimi Hendrix, Led Zeppelin, Frank Zappa, Whitesnake, Deep Purple, Arthur Brown, Rory Gallagher, Paul Rodgers and Free.

La nuova Raccomandata con Ricevuta di Ritorno è destinata a pubblicare ancora dischi e fare concerti?

Ci sono tre proposte di live, una organizzata da Makemusic a Sutri nel Luglio (come direttore artistico Mario Schillirò, il chitarrista di Zucchero), un concerto in occasione della mia mostra all’Isola d’Elba in agosto, e a ottobre a Milano la BTF organizzerà un festival progressive con tre suoi gruppi. Ma quello che mi preme e ne dobbiamo parlare con Vairetti degli Osanna, è una tourné con tre gruppi progressive nei teatri perché fondamentalmente credo che il progressive vada fatto in teatro. Credo che discograficamente sentirete ancora parlare della Nuova Raccomandata con Ricevuta di Ritorno (certamente non tra altri 37 anni).

Marco “C’est Disco” Gargiulo per Mag-Music

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *