Litfiba – PalaLottomatica, Roma 19/04/10

Litfiba, una storia difficile da raccontare. Una storia che ha segnato il DNA della musica italiana. Gli esordi, la new-wave italica degli anni ’80 (con i nostri professati come alfieri del genere), la svolta rock, le sperimentazioni, gli addii, gli arrivederci, i lunghi silenzi e i ritorni.

Riassunto delle puntate precedenti: nel 1999 Piero lascia i Litfiba, seguirà una carriera solista che produrrà cinque album (uno su tutti, l’ottimo “In faccia” del 2005). I Litfiba continuano per la loro strada, prima col carismatico Gianluigi “Cabo” Cavallo poi con Filippo Margheri. Con quest’ultimo due date nel 2009 (una ad Aosta e una a Modena), un EP chiamato “Five On Line” (il fantomatico free – download di questo lavoro, che non è ancora avvenuto, è diventato oggetto di una simpatica parodia, da parte di alcuni fan, su YouTube) e tante speranze. Sì, tutti credevano che sarebbe stato lui la nuova voce dei Litfiba. Già speravamo in un nuovo lavoro discografico, magari in un tour invernale ma la cattiva notizia era dietro l’angolo: sito in stand-by, canale YouTube chiuso, niente più notizie. Poi, una lettera di Alberto Pirelli in cui annuncia la fine della quarta fase dei Litfiba. Ma tra i fan inizia già a circolare una parola: “Reunion”. Abbiamo la conferma: a dicembre, sul sito ufficiale, capeggia una foto di Ghigo e Piero (o Piero e Ghigo, fate voi…) e le prime quattro date di un tour che riprenderà in estate.

Roma è stata, in suolo italiano, la terza tappa della reunion. Nella cornice del PalaLottomatica (sold out) assistiamo a una grande lezione di rock italiano, suonato con energie e sudore. Alle 21 precise ecco entrare la band: Daniele Bagni al basso (prima nei Litfiba, poi con Pelù nella carriera solista), Pino Fidanza alla batteria (proveniente dalla “fase 4”), Federico Sagona alle tastiere (finalmente, aggiungo io, visto che i campionamenti che usavano stavano cominciando a diventare urticanti) e naturalmente loro, Ghigo e Piero, quest’ultimo in forma smagliante, (quasi) cinquant’anni e non sentirli nemmeno un po’. “Benvenuti nello stato libero di Litfiba dove niente è pro… pro… proibito!”. Inizio bomba con una tripletta micidiale: Proibito, Resta e, uno dei tanti, cavalli di battaglia (immortali, aggiungerei io) dei fiorentini ovvero Cangaceiro. La band è in formissima, sembra quasi che una macchina del tempo li abbia trasportati qui dagli’anni d’oro del “Terremoto tour”. Piero è un vero animale da palco: canta, incita il pubblico, fa i suoi bei discorsi tra un brano e l’altro, roba da fare invidia alle giovani band ma anche ai dinosauri (o meglio, brontosauri) Vasco o Liga. Scorrono vent’anni di storia. Scappa la commozione su brani come Il volo (dedicata al mai dimenticato Ringo), Lulù e Marlene, Paname. Il cuore (e tutto il fisico) impazzisce di fronte a Dio, Cuore di vetro, Animale di zona, Fata Morgana e A denti stretti. Appunto negativo è Ferito suonata sulle note di Tex (in mezzo l’inno presente anche nella versione tratta dal live “12-05-87 – Aprite i vostri occhi”). Ci aspettavamo El Diablo a metà concerto o all’inizio e invece è servita verso la fine, con tanto di dedica all’amato papa (al posto del classico “6-6-6”, Piero ci fa urlare “Rat-zin-ger”!). Ci salutano, prima sulle note di Lacio Drom, poi sul micidiale riff de Lo spettacolo (su quest’ultima Piero ci regala un grande show arrampicandosi su una colonna de l’impianto luci) Ci salutano, siamo commossi, alcuni di noi hanno gli occhi lucidi.

Col cuore in mano dico: un grande concerto, una grande lezione di musica italiana. Lo spettacolo è incominciato e si sente benissimo. Vedremo il futuro cosa ci riserverà. Possiamo dire che è un grande momento per il rock italiano.

Alla prossima.

Foto di Daniele Biachi

Marco Gargiulo

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *