Ciclope – Una notte l’inferno

I Ciclope nascono tra Padova e Venezia nell’appena abbandonato 2009 e quale modo migliore per inaugurare la propria carriera se non con un album? E infatti debuttano con “Una notte l’inferno”, tredici tracce di puro noise che dipingono il cosiddetto mal di vivere, un quadro introspettivo sincero e crudo.
Un viaggio nei tormenti dell’anima: si parla di certezze troppo spesso confutate, di dover tenere la testa bassa ma che è infuocata di rancore e insofferenza (Blu), di tristezza carica di insoddifazione (Ad occhi chiusi), della frustrazione che vuole avere un suo riscatto. Ma è non solo scatti di rabbia: Ti odio è una traccia piuttosto melodica e dolce, nonostante il titolo.

Tutto l’album è comunque pervaso da questo clima di non-felicità nervosa, che ben si esterna grazie alla voce, colonna portante del sound dei Ciclope. Una voce cupa che grida e si dispera, fondendosi con la musica graffiante (dove i riff decisi e ipnotici del basso hanno un ruolo predominante, come in Neurostroposcopica) ed evidenziando le parole intrise di angoscia (“Mi sento come un pesce tagliato in due” – Valzer di pecore e numeri).

Per questo si possono affiancare a gruppi come Il Teatro degli Orrori (il cantato è molto simile a quello di Pierpaolo Capovilla, ma meno politico e meno poetico), ai Linea 77 per quanto riguarda alcune sonorità e rime, e infine ai Devocka per i temi trattati e urlati.

Nonostante i suoi 45 minuti di catastrofi e disperazione, che possono risultare un po’ pesanti e quasi deleterie, l’album non è affatto male se si pensa che è il loro debutto.

Uno occhio penetrante che fissa gli incubi della realtà: una notte l’inferno.

Michela “Mak” De Stefani per Mag-Music

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