Antonius Rex – Zora

antonius rex - zora

antonius rex - zoraNon avete paura, non fatevi ingannare dalle vostre ansie, dai vostri timori…

Attraversate il varco, le vie dell’esoterismo sono tante ma una vi condurrà qui, nelle fauci degli Antonius Rex. Discepoli di una dottrina maledetta, ignota come l’arte di Bartocceti.

Addentrarsi nelle loro opere è come sfogliare un libro oscuro dal sapore esoterico e occulto. Un sapere di conoscenza che trascende la semplice cultura, in virtù di quella che noi potremmo definire una vera e propria ricerca metafisica interiore.

Cosa si prova ad ascoltare Antonius Rex?

È semplicemente un viaggio, attraversare luoghi forse mai esisti e raccogliere i frutti da essi forniti, che siano in grado di cogliere quell’essenza smarrita, perduta come la leggendaria Atlantide, oppure come l’inquietante Lemuria di cui andava predicando un certo Powell nel suo “sistema solare”, dove l’uomo potesse attingere alla messa in scena della sua intelligenza.

Figure come il Golem di pietra di Meyrink, la filosofia dei Rosacroce sono attitudini e concezioni sviluppate proprio per ricreare l’universo nella sua interezza come oggetto di nascita e di ritorno a esso, le sue forme e la sua “cosmogonia”. Nei Rosacroce comparse un’interessante filosofia capace di considerare l’uomo come essere complesso, formato da quattro diversi corpi. Tutti con ruoli e compiti precisi, i quali sarebbero stati lo specchio da cui riflettere il mondo esterno e la natura dell’essere.

Bartoccetti gioca su queste reminiscenze mistiche, la sua musica è un manifesto che richiama tali concezioni, una sorta di gentile fiutare verso quegli insegnamenti che ancora oggi potremmo definire come tabù. Un artista pervaso da uno strano romanticismo “nero”, novellato da un’atmosfera surreale in cui ascrive tutta la sua arte che oserei definire “visionaria”. Un incredibile passione verso il mistero, un approccio voluttuoso e maniacale che tenta di emergere nei tuoi testi, nella sua musica così possente, duttile, sontuosa, orrorifica che gioca su sfumature oniriche perverse. E “Zora” non fa certo eccezione. Pubblicato nel 1977 per un’etichetta milanese (la Tickle) e ristampato quest’anno dalla Black Widow Records in uno splendido digipack, è il secondo capitolo della storia degli Antonius Rex.

Un percorso pericoloso ci prepariamo a percorrere, perchè come al solito il marchio di fabbrica di casa Bartoccetti & Co. Emerge: sei composizioni complesse e visionarie, possenti orchestrazioni, il clangore dei tasti di pianoforte, toni inquietanti e inquisitori, echi di voci lontane smarrite nel vento, bramosi rintocchi d’organo ne fanno da cornice, quasi per tessere una dimensione di arcana follia. Poi il silenzio, e ancora una volta il sibilare delle melodie, le voci perse nell’atmosfera, paesaggi dipinti da una scia di nebbia come a decantare la decadenza evocata dallo stesso suono avvolto nell’oscurità.
Questi sono gli Antonius Rex, imprevedibili come il silenzio che si può scorgere nella notte, come se ogni cosa avesse un significato profondo.

“Di solito si considera una strega colei che nega il bianco per adorare il nero, convince altre persone ad amarlo, ama l’incesto, devia il seme umano dalla sua destinazione naturale e sa come portare la vita alla sua fine e come catturare la mente.”

Salvatore Blandizio

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