Alessandro Fiori – Attento a me stesso

Alessandro Fiori - Attento a me stesso

Alessandro Fiori - Attento a me stessoMettersi in disparte, in un angoletto della propria stanza o del mondo stesso. Riflettere. E ritrovarsi faccia a faccia con varie cose. Soddisfazioni, problemi personali, lacune interiori, progetti per il futuro, compatibilità e incompatibilità, rapporti con il mondo. L’esistenza lo richiede, chissà per quale motivo poi.

Forse è un caso a parte se a riflettere, nella sua vita, è un uomo di nome Alessandro Fiori. Un uomo che riflette usando la musica e il canto.

Ma quale realtà? Me ne vado affanculo tutto da solo!”

Alessandro Fiori caccia fuori tutto quello che ha dentro, libera in qualche modo l’essenza del suo io, come ha sempre fatto sin da quando ha cominciato la sua attività come leader vocale dei Mariposa, e al contempo parte integrante dell’etichetta Trovarobato. E la sua esibizione diventa, tutto ad un tratto, un teletrasporto dentro un nuovo universo, che sia esso vicino a quello del “Mago di Oz”, o ai segreti del mare dell'”Atalante” di Jean Vigo, o alla tana del Bianconiglio di “Alice nel paese delle meraviglie”.

“Ma come siamo arrivati fin qua?”

Eh, sì. Come è strano viaggiare, uscire dalla realtà. Chiudere gli occhi, sentirsi sparire tutto a un tratto dalla postazione originaria e ritrovarsi in una terra dall’aspetto cupo e invitante allo stesso tempo. Popolata di passione e di rancore.

“Ma i tuoi occhietti matti mi porteranno nel mainstream dell’amore spettacolare, lassù nella top 10 dei cazzi nostri, senza scalette e cuba libre”

Passione per lo stesso Fiori, provata da una signora misteriosa. E allo stesso tempo rancore, provato da altre figure, schive e spregiudicate. Cowboys che bisticciano tra di loro come gli odierni automobilisti, in cerca di un parcheggio, trenini a cherosene, topi nelle soffitte.

“Se solo si accorsero che sono un trentenne e non sono cacciagione forse smetterebbero di sparare”

Bisognerebbe fuggire e mettersi al riparo. Ma per Alessandro Fiori non è questo il momento. E’ da solo e in compagnia. S’immagina dentro una grotta e fuori da quella stessa grotta, una zona infestata da bassi gommosi, trombette circensi, tamburi forsennati, carillon, pianole, trenini a cherosene e altri aggeggi del mestiere, tutti desiderosi di fare compagnia alla sua chitarra acustica. Non c’è da avere paura. C’è da sfoderare la propria indole cantautoriale. Qualcosa che, per certi versi, potrebbe essere uscito dalla scuola di un Lucio Dalla a cavallo tra il periodo di Roversi e quello di “Com’è profondo il mare”, o ricollegabile a certe sonorità già provate dai suoi compari …A Toys Orchestra, o a Vinicio Capossela, specie considerando che, in quella dimensione, a fare da spalla allo stesso Alessandro ci sono, oltre all’amico Enrico Gabrielli, l’ex Scisma Danilo Gallo e Marco Parente, anche Zeno De Rossi e Alessandro “Asso” Stefana, parte della formazione che ora suona con lo stesso Vinicio.

“Come puoi leggere il libro del mio cuore senza le dita per tenere il segno? Come puoi rendere decente il mio cuore senza le dita per fare il disegno?”

Gironzolare nella terra di Alessandro Fiori non è cosa da tutti i giorni. E’ come aprire, così per caso, un libro di fiabe, e ritrovarsi in faccia un mondo reale e irreale allo stesso tempo, le cui emozioni sono garantite e durature. Farci un salto non costa poi molto, basta mettere su il disco che la contiene.

Gustavo Tagliaferri

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