Intervista agli Jolaurlo

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Negli anni mi sono fermamente convinta che ci sono i momenti giusti in cui ascoltare la musica giusta. La convinzione si è rafforzata quando mi sono “scontrata” con l’energia degli Jolaurlo in un periodo in cui l’energia mi mancava e devo ammetterlo mai momento è risultato essere più giusto. Il panorama musicale italiano tende notoriamente a mantenere celate tra le sue pieghe molti artisti che sgomitano per farsi spazio tra soggetti super pompati mediaticamente parlando ma dal dubbio valore musicale. Nel vivaio del sud Italia ci sono anche gli Jolaurlo, una band di origine pugliese, ora residente a Bologna, che dopo “d’Istanti” e “In mediatamente” sta per terminare la registrazione del terzo disco in uscita in autunno 2010. Se la loro verve è rimasta invariata dal 2000 a oggi la line-up ha invece subito diversi cambiamenti nel tempo tendendo sempre più verso un suono elettronico: Marzia Stano come leader che più carismatica non c’è, il riccio rosso di Gianni Masci, la rockeggiante Rossella ‘Poppy’ Pellegrini tra chitarra e basso (scoprirete perché questa incertezza), Maurice Noah al synth e campionatore perché ci piace il mix pacifico di Meccanica e natura e Salvatore Nobile tra piatti e tamburi.

Per quest’intervista ho messo da parte il mio animo da “fan”, ma neanche poi tanto, visto che mi sono tolta non poche curiosità che scoprirete durante l’intervista a Marzia che ringrazio per la disponibilità e gentilezza.

– Cos’è il progetto Jolaurlo 2.010?

– È un progetto d’interazione e partecipazione attiva del Pubblico. Nel 2010 abbiamo preso la decisione di autoprodurre il nostro terzo disco, ma poi ci siamo detti “perchè non lasciamo che a rendere possibile la realizzazione del disco non sia proprio la gente?” I fan, gli amici… insomma tutte le persone che apprezzano la nostra musica e che ci seguono con costanza e passione? Da questa idea c’è tornata l’euforia. Jolaurlo 2.010 è l’inizio di una piccolissima rivoluzione che lancia un grande messaggio… il pubblico non è solo “consumatore”, può diventare produttore, portatore d’idee e divulgatore d’informazioni! Le grandi case discografiche che nel tempo hanno speculato sulla vendita di dischi e sulla proprietà di questi, finalmente hanno capito che quell’era è finita…

– La prima domanda che viene fatta quando si parla di voi è “Che genere suonano?” e personalmente incontro non poche difficoltà a identificarvi.. e la situazione non migliora se uso la vostra definizione di band “Pulp rock”.. Pop, rock, ska, elettronica… Vi piace proprio essere “in continuo movimento” musicalmente parlando?

– Non lo facciamo apposta ..giuro;) Amiamo la musica in tutte le sue manifestazioni più alte..dall’elettronica al punk, dal dub alla new wave. Se proviene dalla pancia di chi compone arriva per forza al cuore di chi ascolta, e a quel punto non serve più dare un nome a ciò che fai.. Ma comprendo che soprattutto in Italia c’è sempre l’esigenza di etichettare le cose, e a quel punto un po’ per necessità, un po’ per sfinimento si aggiunge qualche sigla del tipo: new/indie/post/melo/speed/trip/alternative/electro..pop!

– Vista la molteplicità di generi che riuscite a mischiare, mi viene da chiedere quali sono, se ci sono, degli artisti che vi hanno influenzato o che magari assolutamente non volete seguire.

– Io sono stata sempre innamorata delle donne al microfono..la prima è stata Ether Parisi con Cicale, avevo quattro anni. Poi quando finalmente il mio senso critico incominciava a svilupparsi ho aborrito Ether..e ho conosciuto a otto anni la fantastica storia e voce di Janis Joplin, da lì un amore dietro l’altro… Patty Smith, Pj Harvey, Siuoxie, Nina Hagen, Sinned O’ Connor, Diamanda Galas, Tori Amos, Skye Edwards (vocalist dei Morcheeba) i primi album dei Cramberries e poi sono arrivati anche amori maschili con la scoperta dei Cure, Joy Division, New Order, Depeche Mode. Le voci italiane che mi fanno commuovere sono quelle di Giuni Russo, Mina e Antonella Ruggero, da ragazzina mi piacevano molto i testi e i personaggi di Mara Redeghieri degli Ustmamò e Meg dei 99 Posse. Gli esempi che non seguiremo mai sono troppi… ci sarebbe bisogno di molto più spazio in quest’intervista…

– Riguardo alla vostra line-up ho notato che durante i concerti Gianni e Rossella si scambiano chitarra e basso..come mai questa soluzione?Perchè non avete un vero bassista?

Gianni: Quando Bruno (ex bassista) lasciò la band, per trasferirsi a Berlino con la sua famiglia, decidemmo di chiamare un tastierista, Maurice. Per noi era troppo caratteristico il modo di suonare di Bruno per essere sostituito con un altro bassista. Da quel momento decidemmo che i suoi unici “successori” saremmo stati noi stessi, quindi io e Poppi abbiamo imparato a suonarlo adottando uno stile prettamente chitarristico. Fu una svolta decisiva per il nostro sound, che come desideravamo, s’impoverì delle umane elettricità delle nostre chitarre e si evolse verso la meccanicità robotica degli attuali Synth.

– Voi siete di origine pugliese ma al momento risiedete a Bologna. Il cambio di “residenza” dal caldo Sud all’Emilia ha in qualche modo influenzato la vostra musica?

– Lo spazio e il tempo sono le più grandi fonti d’ispirazione. Ovviamente il trasferimento a Bologna ha generato dei cambiamenti, ma come tutte le altre partenze, gli addii, i viaggi non fatti, le persone incontrate, i libri letti, gli amori persi per sempre, i lavori che non vorresti fare per mantenerti, tutto questo e molto più hanno influenzato la nostra musica.

– Ho ascoltato la vostra cover di Pop porno, con il suo capovolgimento di generi. Come mai avete scelto questa canzone?

– La trovavamo simpatica, il remix è stato divertente… ci abbiamo messo sei ore in tutto per ri-registrarla.

– Ero molto interessata alla storia di “Maggio”, come mai il ritornello è in pugliese? Nostalgia di casa o c’è un motivo particolare?

– Il ritornello di Maggio era una canzone vecchia..scritta nel periodo del primo disco. Per varie ragioni non entrò mai in “D’Istanti” per cui decidemmo di ri-arrangiarla e di inserirla in “In Mediata Mente”.. . la nostalgia è spesso presente nelle cose che scrivo, per me è un sentimento positivo. A volte mi capita di sentire nostalgia anche di periodi duri del passato. so spiegare. Maggio parla della vita di un ventenne in un piccolo paese del meridione, della monotonia delle giornate, della voglia di fare, dell’immobilità delle cose e delle persone. Non credo che se la scrivessi oggi, la farei identica… trovo la Puglia molto cambiata, si respira un’aria di vitalità e ottimismo tutta nuova..

– Una piccola curiosità personale: al termine della track “Finirà” nel cd “In Mediata Mente”c’è la ghost track “Mind the gap”, molto aggressiva ma decisamente diversa dalle altre. Com’è nata?

– È nata a Londra nell’underground. La frase era scritta dovunque e mentre aspettavamo l’ennesima metro abbiamo iniziato a delirare gli accordi e il testo che non significava proprio nulla.

– Altra curiosità: tra il termine “pulp-rock” e il vostro sito ufficiale dal look molto Kill Bill, non sarà che vi piace Tarantino?

– Amiamo il cinema d’autore in generale..Tarantino è uno dei tanti, ma nel nostro immaginario sono numerosissimi i rimandi al cinema… da “Blow Up”, a “Arancia meccanica”, da “Donne sull’orlo di una crisi di nervi” al “Cielo sopra Berlino”. Il cinema m’ispira per i manifesti, per il look della band, per la scrittura dei brani. I cinema rappresenta la sintesi di tutte le arti… è un linguaggio meraviglioso.

– Ho avuto la fortuna di ascoltarvi in versione “Meccanica e natura”, ma come mai, visto che già vi manca un bassista, l’idea di andare in giro con un tour elettro-acustico in tre?

– Ho capito che per te l’assenza del bassista è un punto dolente. Scherzi a parte, questo esperimento di un minitour in tre, nasce dal desiderio di lavorare sull'”essenziale”, dalla necessità di riprendere confidenza con noi stessi dopo un anno e mezzo di pausa dal live, e dalla voglia di metterci alla prova con un registro nuovo. In tre serve il doppio della concentrazione e non c’è nulla di accessorio. Ci piace molto e credo che continueremo a portare in giro questo spettacolo come alternativa al live con la line up completa.

– La vostra musica così coinvolgente riesce ad adattarsi perfettamente sia ai grandi concerti -penso ovviamente all’Heineken Jammin Festival, al concerto del primo maggio o al recente Meeting del mare- sia ai contesti più “riservati”, come per il già citato tour elettro-acustico. Meglio scaldare una numerosa folla al concerto di un’altra band o avere un palco tutto per sé con un pubblico di fans?

– Sono belle entrambe le esperienze. Sono molto diverse tra loro… in “Meccanica e natura” posso davvero chiudere gli occhi e lasciarmi andare allo spettacolo, mi godo le frasi di chitarra di Poppy e Gianni, e mi concedo momenti di piccole confidenze con il pubblico. Nello spettacolo electro-acustico guardo la gente negli occhi, mi piace parlare con loro senza quell’enfasi da grande concerto. Sento ogni singolo applauso e percepisco e respiro i pensieri di tutti. Un grande concerto invece è adrenalina pura..è energia che si scarica fragorosa, è il ring dove scatenare una rabbia antica… che si manifesta libera in tutta la sua essenza.

– Il vostro terzo cd è in uscita a ottobre, cosa ci dobbiamo aspettare?

– Che esca a novembre. No, dai, scherzi e ritardi a parte ci saranno diverse novità rispetto a “In Mediata Mente”. Ritmiche elettroniche e una voce più “conciliante” sono i cambiamenti più evidenti, per il resto sono molto contenta di come siamo riusciti a far dialogare le chitarre con i synth e con e le programmazioni elettroniche. Sarà un disco pieno di rabbia e dolcezza, di sincerità e forza.

– Tanti gruppi, dopo diversi anni di carriera, provano strade diverse da quelle fatte agli esordi, cito gli esempi di band come Casino Royale o Tre allegri ragazzi morti che hanno saputo reinventarsi nel corso degli anni. E’ venuto anche il vostro tempo. Cosa vi ha spinto a cambiare?

– Apprezzo molto chi ha la capacità e il coraggio di cambiare. Il cambiamento è alla base della vita, non riesco a immaginare come si possa prescindere da esso. A me personalmente piace molto il disco dei Tre allegri ragazzi morti, in effetti la loro virata reggae lascia un po’ stupiti, ma lo fanno con originalità e con carattere. Mi piace come fanno convivere le ritmiche in levare di un reggae spensierato con i testi ombrosi e i “turbamenti” di Davide Toffolo. I Casino Royale invece non li seguo molto quindi non saprei dirti. Approposito di artisti che cambiano trovo che la virata di Meg verso un sound elettronico più sperimentale sia molto inefficace. Lei per me aveva un carattere e un registro unico e inimitabile, peccato.

Foto di Nunzia Passaro

Fracensca De Fusco per Mag-Music

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