Oblivious – Goons and Masters

Black Sabbath rules” sembrano dirci gli Oblivious sin dall’inizio del loro debutto “Goons and Masters“. Ecco che un’altra promettente band, proveniente dalla sempre più fertile Svezia, firma la sua presenza nel mondo dello stoner metal.

Sulla loro storia c’è poco da dire poiché questo è il loro primo album, e nonostante non si siano formati proprio l’altro ieri, non abbiamo molte notizie sul loro passato; sappiamo che (come loro stessi scrivono nella loro pagina MySpace) i loro punti di riferimento principali sono Black Sabbath, Led Zeppelin e Pentagram. Riguardo al contenuto del dischetto, direi che al giorno d’oggi suonando un genere così è molto facile assomigliarsi l’un l’altro ma gli Oblivious sembrano non essere preoccupati da questo dato di fatto. Il ritornello di Ego Boy sta a dimostrare proprio questo: la band è molto ispirata e non è clone di nessuno! Proseguendo l’ascolto ci imbattiamo nella stupenda Throne, e notiamo che la band non scherza per niente in quanto l’intensità è alle stelle e tutto fila liscio come l’olio (m’immagino la loro soddisfazione quando hanno ascoltato l’album ultimato) Il singer Isak Suckmoore ci offre una prova magistrale, all’inizio di Kickin’ and Screaming ricorda addirittura il grande Lemmy dei Motorhead. Sino alla chiusura dell’album si alterneranno altri riff memorabili e soprattutto assoli di chitarra che non possono passare inosservati! L’ennesima perla dell’album è rappresentata invece dalle parti di tastiera, pacate ed evocative, che fanno da tappeto al mai deludente Isak, uno dei cantanti più bravi che ho ascoltato in vita mia, e posso dirlo con fermezza. Ascoltando lui e i suoi degni compagni si ha come la sensazione che un vecchio amico ci si presenti per ricordare la vita passata, e assaporarla in ogni minuscolo dettaglio.

“Goons and Masters” è un debutto con i fiocchi.

Bloody Hansen per Mag-Music

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