Intervista ai Sancta Sanctorum (2010)

sancta sanctorum

Thomas Hand Chaste e Steve Sylvester, amici di vecchia data. Dopo la collaborazione sull’album d’esordio degli Witchfield, ecco finalmente uscire “The Shining Darkness”, esordio della vostra nuova band ovvero i Sancta Sanctorum. Com’è stato ritrovarsi a suonare insieme dopo tanto tempo?

Thomas Hand Chaste: Sono stato molto contento di ritrovarmi con Steve dopo diversi anni, in sostanza dopo l’incisione dei suoi album solisti non c’eravamo più visti, e anche felicemente sorpreso in sala di registrazione vedendo la sua continua progressione professionale. Ma del resto è normale visto che non ha mai abbandonato per un attimo la scena e sicuramente negli anni ha acquistato una padronanza e professionalità maggiore.

Gabriele Tommasini, oltre ad essere il bassista della band, è stato anche membro dei primissimi Death SS e degli indimenticabili Violet Eves. Degli altri due membri, John Di Lallo alle tastiere e Frederick Dope alla chitarra, non si hanno abbastanza informazioni. Potreste presentarceli e dirci in che modo li avete convocati?

Sia Frederik che John sono musicisti che hanno collaborato con me in varie occasioni. Per quanto riguarda Frederik, al secolo Federico Pala, ci si conosce da quando era ragazzino, la prima volta che si presentò mi chiese un autografo, era ed è tuttora il chitarrista di mio figlio Demetrio (Blighitz) e con lui ha fondato un gruppo, i Keine. Nel 2006 produssi per loro il primo album. John (Giusto Di Lallo) invece l’ho conosciuto due anni fa, mi serviva un tastierista per suonare dal vivo con i Witchfield e lui fece molto di più si diede molto da fare nell’ottimizzare le tastiere per una migliore resa live, del resto le capacità non gli mancano, è diplomato in pianoforte/composizione e sta studiando per diventare direttore di orchestra, ha tutte le carte in regola.

Come si è svolto il processo di scrittura e registrazione del disco?

Durante la sua partecipazione a Witchfield feci sentire a Steve diversi brani, la cosa gli piacque subito e allora abbiamo scelto i brani che ritenevamo più congeniali a questo progetto. Steve si portò via il materiale in modo di poter scrivere i testi e apportare eventuali modifiche, la cosa andò avanti in questo modo fino al risultato finale senza troppi problemi o intoppi. Fermo restando che le composizioni erano sicuramente meno sulla “canzone” e più sull’atmosfera…

Immagino che durante queste fasi abbiate ricordato i vecchi tempi…

Mah…. sai, penso che sia io che lui non siamo dei gran nostalgici, almeno sotto questo punto di vista c’è poco da ricordare… e ti parlo a livello personale non artistico, piuttosto c’era qualche cosa da non ricordare! Comunque quattro risate ce le siamo fatte! E non ti dico perché! Sì, quattro belle risate di gusto!

Leggendo i titoli e i testi mi viene da dire che il pessimismo è il filo che lega le canzoni di “The Shining Darkness”.

Hai centrato il punto. Si ma più che pessimisti direi testi che rispecchiano una visione attuale dove, a tutti i livelli sia sociali, politici che artistici, tutto è perso o perlomeno non si sono attuate le aspettative sperate. Ancora una volta la tematica, a me cara, del mal del vivere spunta prepotentemente specialmente in un periodo particolare come questo.

Quanto le vostre esperienze passate hanno influenzato questo lavoro?

Caro mio o scrivi pezzi per mestiere e allora li confezioni a secondo delle richieste del committente, e non è facile, oppure scrivi songs per esigenza tua personale e in questo secondo caso tutta la tua “miserabile esistenza” entra in ballo e si mette in gioco. Se la domanda è che influenza hanno avuto le song scritte e suonate in anni passati, ti potrei rispondere dicendo niente in quanto al di la degli anni che passano, bene o male quando interpretavamo quei pezzi eravamo noi cosi come lo siamo adesso ad un ascolto attento si possono notare delle analogie sia di stile che di composizione ma non ce nulla di strano in quanto anche allora eravamo noi e non potrebbe essere altrimenti , non puoi bluffare con te stesso. Poi io personalmente faccio anche altre cose diverse nel genere ma non nello stile, posso usare strumenti acustici, violini e viole ma farò sempre dark music. Per me è inevitabile.

Durante una precedente intervista si parlò delle difficoltà di portare avanti un progetto come gli Witchfield senza l’appoggio di un management e/o un’agenzia di booking. I Sancta Sanctorum, come molti altri gruppi validi italiani, sono destinati a diventare una band che pubblicherà solo dischi e non avrà un seguito dal vivo?

Stiamo lavorando per un seguito di concerti con annessi e connessi, probabilmente con la presenza di Steve le cose dovrebbero risultare un po’ più fattibili, ma in ogni caso è un ipotesi che stiamo valutando in quanto i problemi ci sono e non di poco conto, ti parlo a livello organizzativo tra di noi, in sostanza i vari impegni che ciascuno di noi ha non ultimo Steve che mi sembra molto occupato ultimamente. Comunque da parte mia spero che ci si riesca ad organizzare per fare buoni concerti, in ogni caso stiamo già lavorando ad un videoclip e mi sembra una buona base di partenza.

Cosa ne pensante dell’attuale scena doom italiana?

Qui Marco non so cosa dirti, veramente non voglio pronunciarmi…

Quali sono i vostri prossimi progetti?

Io per quanto mi riguarda sto lavorando al secondo capitolo dei Witchfield, parte del materiale è già composto, altre cose le devo aggiungere. Sto cercando un qualcosa che renda ancora più personale il progetto, un idea “azzardata”, se possibile un po fuori dagli schemi… comunque ancora devo mettere a fuoco bene il progetto ma penso non tarderò a farmi vivo con i Witchfield.

Marco Gargiulo

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