La 76ª edizione del Festival della Canzone Italiana di Sanremo è alle porte e, come ogni anno, oltre a canzoni e performance si discute di numeri: quanto costa mettere in scena l’evento televisivo più seguito d’Italia? Chi paga le spese? E, soprattutto, quale ritorno economico genera per la Rai e per il Paese?
Quanto costa il Festival di Sanremo 2026?
Secondo l’analisi di Money.it, le spese organizzative sono stimate in circa 20 milioni di euro, comprendendo il cachet dei conduttori, la scenografia, le troupe tecniche e la sicurezza. Carlo Conti, che ricopre il ruolo di conduttore e direttore artistico, dovrebbe percepire circa 600 mila euro, mentre i co‑presentatori come Laura Pausini sono remunerati tra 100 e 200 mila euro. Ai concorrenti viene riconosciuto un rimborso spese di circa 75 mila euro, aumentato rispetto ai 56 mila dell’anno precedente, e una cifra più contenuta alle nuove proposte, utile a coprire i costi di partecipazione.
Oltre ai cachet e ai rimborsi, il budget copre la complessa macchina produttiva: scenografie, allestimento del Teatro Ariston, orchestra, impiantistica audio‑video, regia, logistica e i servizi per centinaia di maestranze. Non sorprende quindi che il Festival rappresenti un investimento significativo, ma non è il canone Rai a sostenerlo: una buona parte delle spese è coperta dagli introiti commerciali.
Ricavi da pubblicità e sponsor
Il Festival di Sanremo genera una raccolta pubblicitaria tra le più alte del palinsesto Rai. Gli spazi commerciali venduti durante le cinque serate e le campagne promozionali legate al marchio Sanremo garantiscono ricavi stimati in circa 70 milioni di euro. Questo significa che l’evento non solo si autofinanzia, ma contribuisce in modo significativo ai ricavi complessivi dell’azienda.
Secondo l’analisi realizzata da EY‑Parthenon, le spese organizzative del 2026 (circa 48 milioni di euro) vengono ampiamente compensate dagli investimenti pubblicitari e dagli sponsor, i quali generano un impatto economico complessivo di circa 176 milioni di euro e un valore aggiunto di oltre 65 milioni. L’effetto moltiplicativo della filiera audiovisiva porta il valore totale della produzione a 175,6 milioni di euro.
Un motore per l’economia
L’indotto del Festival va ben oltre la televisione. EY stima che l’edizione 2026 abbia prodotto un impatto economico complessivo di 252,1 milioni di euro, suddiviso in circa 102 milioni di impatto diretto, 110 milioni indiretto e 40 milioni indotto. Il valore aggiunto generato, assimilabile al contributo al PIL, è pari a circa 96 milioni di euro e consente l’attivazione di oltre 1 300 posti di lavoro. La spesa media degli spettatori, tra pernottamenti, ristoranti e trasporti, è stimata attorno ai 500 euro al giorno, con un tasso di occupazione dei posti a sedere che supera il 90 %.
Il Festival è quindi un evento che muove l’intero territorio: l’afflusso di turisti riempie alberghi e ristoranti, i servizi di sicurezza e logistica assumono personale temporaneo e le aziende investono in pubblicità per raggiungere il vasto pubblico televisivo. Questo impatto diffuso spiega perché la manifestazione sia sostenuta da enti pubblici e privati e perché si parli di Sanremo come di un “bene comune” per l’economia italiana.
In conclusione, i numeri raccontano un Festival che, nonostante i costi importanti, rappresenta un investimento vantaggioso per la Rai e per il Paese. La combinazione di cachet, rimborsi e produzione porta il budget a poche decine di milioni, ma la macchina degli sponsor e il ritorno d’immagine generano ricavi e valore economico molte volte superiori. Sanremo 2026 non è solo musica e spettacolo: è un volano economico che continua a crescere.
Fonti: Analisi di Money.it sui costi e ricavi di Sanremo 2026; Report EY sull’impatto economico del Festival.
